Metropol Parasol: intervista a Jürgen Mayer

Modulo: A cosa vi siete ispirati, qual è stato il movente progettuale?
Jürgen Mayer: Da un punto di vista funzionale, la nostra priorità è stata quella di realizzare un riparo che schermasse dal sole dei mesi estivi e consentisse quindi ai cittadini di vivere la piazza. Sono sempre stato affascinato dalla scultura e dalla possibilità si sperimentarla a scale diverse, fino a quella urbana. Per me, il concetto ed il significato di scala è molto importante e spesso all’interno dello stesso intervento lavoriamo a scale diverse. A Siviglia abbiamo esplorato il contesto e trovato vari elementi di ispirazione nella storia della città. Il progetto diviene quindi una lente attraverso cui, con spirito nuovo, abbiamo riletto il contesto. La progettazione ha poi proseguito in modo creativo ed intuitivo; non esiste una vera e propria strategia.

Modulo: L’ipotesi di un reticolo in legno è decisamente avanzata, cosa vi ha fatto decidere di adottare questo materiale e quali sono state le maggiori difficoltà e gli aspetti più innovativi?
Jürgen Mayer: Il legno è un materiale economico ed evocativo di quello che volevamo comunicare. La difficoltà iniziale è stata quella di trasformare il volume tridimensionale che avevamo progettato in sede di concorso in una struttura che fosse costruibile. Abbiamo deciso di sviluppare una griglia geometrica di 1,50 x 1,50 m che la modellazione parametrica ha poi trasformato in singole unità. Queste informazioni sono state inviate all’azienda produttrice (FFM) che ha poi sviluppato l’esecutivo e realizzato i pezzi. Da un punto di vista realizzativo i nodi hanno presentato una grande complessità. Le connessioni in acciaio e la colla all’interno delle fonometrie sono in effetti state le parti più innovative della struttura. La più grande sfida è stato scegliere il sistema di fissaggio che predilige l’incollaggio all’avvitatura. Un tipo di collante che avevamo già testato due o tre anni fa. Questo ha previsto l’inserimento di staffe fino ad un metro nel legno per assicurasi che le forze fossero correttamente trasferite. Alla fine è la colla che consente l’integrità strutturale.

Modulo: Qual è l’aspetto più innovativo, rispetto a simili strutture complesse presenti nel panorama contemporaneo?
Jürgen Mayer: Sicuramente la sua dimensione, Parasol è infatti la più grande struttura in legno mai realizzata e la più innovativa per quanto riguarda la tecnologia che ha previsto oltre 3000 nodi.

Modulo: I vostri edifici adottano forme complesse, senza elementi ripetitivi che solo l’analisi digitale può rendere possibile. Non esistono due pannelli identici neanche nel Parasol. Quali sono state le maggiori difficoltà progettuali?
Jürgen Mayer: Abbiamo preso in considerazione parametri complessi come la prefabbricazione, la manutenzione, il ciclo di vita, i costi, la resistenza al fuoco, al sisma, all’usura, alle escursioni termiche. Il legno ha sempre dato la risposta migliore, senza contare che le tecnologie contemporanee lo hanno trasformato in un materiale high-tech. La difficoltà maggiore è stata far dialogare i nostri files digitali con i software dell’azienda produttrice FFM.

Modulo: Una curiosità: come è stato per un architetto tedesco lavorare in Spagna?
Jürgen Mayer: Dopo sette anni di lavoro in Spagna mi meraviglio ancora di come certe cose procedano con un’atmosfera veloce ed euforica mentre altre siano ingessate da lenti processi burocratici. Vedo molta curiosità ed orgoglio civico nel momento culturale che oggi guida gli interessi della Spagna in settori come il teatro, la danza, la moda, l’arte. Gli spagnoli vivono una fase di esplorazione e l’Architettura è percepita come una grande avventura culturale: non è una cosa di cui meravigliarsi se si guarda alla ricchezza dell’invenzione nella storia della loro architettura. 

Modulo: Di sicuro sono state fatte simulazioni al computer, ma qual è l’effetto reale sul posto? Che gradimento ha il Parasol da parte della cittadinanza?
Jürgen Mayer: L’architettura è catalizzatrice di grandi trasformazioni e non è solo una scenografia per lo scorrere della vita quotidiana. Siamo sempre molto curiosi di sapere come le nostre sperimentazioni sull’interazione tra comunicazione e spazio pubblico sono state tradotte nella realtà della vita. Oggi, gli spagnoli scendono in piazza per chiedere più democrazia e giustizia sociale. Una di queste piazze è quella del Metropol Parasol a Siviglia. Le dinamiche sociali interagiscono fortemente con lo spazio pubblico e lo trasformano in spazio per concerti, accampamenti, comini e workshop. Il Parasol di Siviglia è in effetti una cattedrale urbana, aperta e democratica.

Autore: Cristina Donati
Pubblicato su Modulo 373/2011