Pubblicato il 3 novembre 2010

(formazione) Sperimentazione tecnica al MAXXI

L’architettura del Maxxi Museum di Zaha Hadid si contraddistingue per le soluzioni di grande innovazione ed altissima tecnologia, in cui i materiali costruttivi impiegati – cemento, vetro, acciaio  non sono utilizzati in modo tradizionale. 
Il complesso culturale è stato infatti occasione per una grande sperimentazione tecnica e un complesso programma di ingegnerizzazione con il risultato di soluzioni assolutamente innovative nel panorama edilizio nazionale. 
La sola tecnologia del calcestruzzo, responsabile della connotazione estetica dell’edificio, diviene un caso inedito nella formalizzazione di un progetto caratterizzato da spazi espositivi elastici, privi di una geometria regolare e ripetibile. 
Le linee fluide, la richiesta di continuità linguistica, la volontà di fare di un aggregato volumetrico un solo corpo sinusoidale, hanno suggerito l’utilizzo di un cemento “faccia a vista” in grado di restituire un effetto finale di assoluta uniformità.
A garantire le prestazioni architettoniche di omogeneità e compattezza della texture nell’involucro esterno, è stata brevettata una particolare miscela auto-compattante (denominata 3-SC – Self-Compacting, Self-Compressing e Self-Curing) gettata in opera: il mix design del composto, messo a punto grazie ad Italcementi e alla ENCO – Società di ricerca italiana sul cemento – del Professor Ing. Mario Collepardi, è dotato di un additivo superfluidificante, combinato con un viscosizzante e filler calcareo. 
Il calcestruzzo diviene dunque auto-compattante e privo di segregazione, gettato senza interruzioni, riempiendo le casseforme nonostante il sistema congestionato di armature metalliche che rendono la pelle un continuum strutturale, privo di difetti superficiali. 
I casseri fuori standard – 2200 sono stati gli elaborati prodotti – la possibilità di deformazione delle centine direttamente dalla direzione di cantiere, il controllo del posizionamento dei giunti di ripresa, il monitoraggio della composizione del cls, della granulometria e umidità degli aggregati, la suddivisione dell’involucro in conci di notevoli dimensioni, sono tutti dispositivi impiegati per concretizzare una tale sfida costruttiva, per trasformare una struttura complessa in un unico blocco il cui effetto finale è una scultura marmorea.