Focus: VETRO
Pubblicato il 19 marzo 2013

L'involucro del complesso Porta Nuova Garibaldi

Nel caso di Porta Nuova Garibaldi la scelta della tipologia della facciata è ricaduta sul sistema a cellule (Unitized System) che è costituito da elementi di telaio a montanti e traversi in alluminio, dotata di una partizione vetrata apribile o fissa dello sprandrel; tutti i pezzi, comprese le vetrazioni, vengono assemblati interamente in officina e poi montati in opera per mezzo di accoppiamenti meccanici di tipo maschio-femmina, un classico in tema di involucro per gli edifici a sviluppo verticale. I vantaggi di questo sistema consistono principalmente nel fatto che esso permette di ottimizzare i tempi di messa in opera poiché la posa della facciata parte dalla base dell’edificio e prosegue di pari passo con l’elevazione delle strutture verticali ed orizzontali dell’edificio o comunque può immediatamente avere inizio al termine dei lavori. I moduli di facciata sono infatti strutturalmente indipendenti e sono collegati tra loro con giunti telescopici tali da consentire, dopo l’installazione, movimenti di aggiustaggio nel pieno della facciata decisamente superiori rispetto a quelli del curtain wall tradizionale. Non è necessario l’uso di impalcature e, una volta giunte a destinazione, le cellule di facciata vengono scaricate e distribuite ai vari piani. La prima operazione che viene eseguita è il posizionamento delle staffe di ancoraggio (normalmente eseguito prima dell’arrivo dei moduli in cantiere) per un’altezza corrispondente a 3-4 piani e successivamente viene iniziata l’operazione di posa delle cellule che può avvenire con le gru di cantiere, od anche per mezzo di un argano situato 3-4 piani sopra quello di posa e posizionato su rotaie parallele al bordo dei solai fissate agli stessi ferri di ancoraggio che serviranno per le successive staffe. Una volta terminata la posa nei tre piani sottostanti la rotaia viene rimossa e riposizionata ai piani più in alto e così via.
Altri punti a favore del sistema ad unità adottato sono gli ottimi livelli di tenuta all’acqua e all’aria grazie ad un montaggio dei componenti e ad un controllo dello stesso in officina. I moduli di facciata sono strutturalmente indipendenti e sono collegati tra loro con giunti telescopici tali da consentire, dopo l’installazione, movimenti di aggiustaggio nel pieno della facciata decisamente superiori a quelli di un curtain wall tradizionale dove la tenuta all’acqua è di tipo passivo, cioè basata sulla sigillatura di tutti i punti di possibile infiltrazione. Nella facciata prefabbricata invece possono essere utilizzati i giunti di collegamento dei moduli come intercapedini d’aria dove realizzare l’equalizzazione di pressione tra interno ed esterno. Tale sistema costruttivo premia dunque la velocità di posa dal basso verso l’alto o in senso orizzontale per piano, garantendo la chiusura esterna dell’edificio mentre le opere strutturali sono ancora in corso di ultimazione od appena ultimate, permettendo di poter velocemente passare al completamento delle opere interne all’edificio. Nel caso di Porta Nuova Garibaldi il modulo tipico è composto da un telaio in alluminio verniciato di dimensioni 1480 x 5120 mm e di profondità 180 mm. Ciascuna cellula è appesa ad una staffa fissata al solaio tramite profili inseriti nel getto, che consentono la regolazione della staffa in senso longitudinale al solaio. La stessa staffa consente la regolazione della cellula rispetto al piano di facciata, mentre il dispositivo di aggancio della cellula alla staffa consente la regolazione in altezza del modulo. Le cellule vengono appese al solaio al fine di consentire una libera dilatazione verticale degli elementi. Diversamente, se i moduli fossero appoggiati al solaio, i carichi di punta generati dalle dilatazioni termiche e dagli abbassamenti della soletta porterebbero all’instaurarsi di condizioni di instabilità. Anche il giunto orizzontale tra cellule contigue consente le libere dilatazioni termiche oltreché garantire un miglior comportamento in caso di sisma, in quanto le forze orizzontali agiscono così sul modulo, rendendo gli elementi indipendenti tra di loro e liberi di seguire gli spostamenti relativi dei solai. Da notare come il giunto tra cellule pure essendo aperto prevede una doppia barriera costituita da una guarnizione esterna, da una interna e dalla slitta di collegamento tra cellule adiacenti che garantiscono una elevatissima tenuta all’acqua e all’aria, così come dimostrato nei test condotti in opera.

Autore: Francesco Giovine
Pubblicato su Modulo 382/2013