(formazione) L'evoluzione delle casseformi

Passando dal legno al metallo, senza tuttavia tralasciare elementi di tipo plastico, le casseforme per i getti di calcestruzzo si sono evolute e sempre più specializzate nel tempo. Inizialmente esse erano realizzate per la maggior parte con tavole o pannelli di legno tra loro inchiodati e mantenuti in posizione e forma tramite appositi elementi di ritenzione (cravatte metalliche per pilastri e setti, controventi e puntelli per travi e solai, impalcature lignee per getti più complessi ed articolati), al fine di plasmare la forma e contrastare le spinte prima della presa e dell’indurimento del conglomerato.
L’evoluzione naturale delle casseformi tradizionali utilizzate per getti dalle forme semplici (quali pilastri, colonne, murature, travi, solai, coperture) ha portato allo sviluppo di quelle modulari (adatte a creare superfici mosse e complesse, quali murature verticali curve, archi e volte, pilastri, setti e murature inclinate, ecc.), fino a quelle modulanti più evolute, integrabili con ulteriori elementi dalle forme complesse e che consentono di ottenere getti con forme spaziali tridimensionali e dotate, ove necessario, di aperture per l’inserimento di serramenti, passaggi impiantistici o vuoti architettonici.