Focus: INVOLUCRO
Pubblicato il 15 ottobre 2012

(formazione) L'elemento vegetale come componente edilizio

Modulo: Oggi il verde è quanto mai di attualità, si potrebbe dire “di moda”: verde verticale, fattorie urbane, Bosco Verticale, tetti verdi, green skycrapers etc. Dietro a pochissimi esempi esiste una disciplina progettuale che governa l’indubbia complessità del “componente edilizio verde”?
Raffaella Colombo: Già dalla domanda si evince la fragilità anche ideologica di un sistema complesso, quello appunto del verde che, seppure fortemente legato all’uomo e all’ambiente, spesso viene inteso e frainteso come sola estetica di progetto, sottendendo una propensione continua alla ricerca di idee che supportino progetti di moda, intesi il più delle volte come transitori ed effimeri, in cui l’elemento vegetale sia abbellimento e non una necessità primaria umana. In tal caso si focalizza l’attenzione dei media sul business che esso produce in termini di sola vendita di immagine e di prodotto, rispondendo ad una domanda continua di presentare novità: vertical green, vertical farm, vertical zoo.. stimolando la ricerca verso innovazione e tecnologie fini a se stesse da cui derivano proposte di mercato che nella realtà si trasformano, quando non permangono come eccellenti renders, in opere “di immagine pubblica contemporanea”. Penso ad alcuni muri vegetali, quali la facciata del Quain Brandly Museum di Parigi e il muro perimetrante lo spazio antistante al Caixa Forum a Madrid, entrambi di Patrick Blanc, due opere note la cui miscellanea di essenze vegetali introdotte necessita di un continuo e differenziato apporto idrico che se non ben calibrato determina la morte delle medesime e il loro continuo reimpianto. Nei progetti occorre considerare anche il parametro economico introducendolo come parametro ecosostenibile fondamentale nei progetti di architettura del paesaggio riferiti agli spazi pubblici in cui l’apparato vegetale non necessiti di una continua sostituzione e l’accuratezza dello studio progettuale inerente l’apparato idrico per la sopravvivenza delle essenze rientri sempre in un circuito positivo di riciclo delle acque meteoriche. 

Modulo: Frontiere interessanti sembrano essere quella del verde utilizzato come mitigazione microclimatica urbana, in aree di prossimità, oppure sempre in termini climatici come integrazione delle prestazioni di un involucro.. Per le barriere acustiche verdi?
Raffaella Colombo: Le masse vegetali arboree ed arbustive sono da anni oggetto di studio, protezione ed applicazione sia in ambito urbano sia ambientale per le loro potenzialità funzionali che vanno dalla micro scala per la mitigazione microclimatica dell’edificio al sistema città, con gli incentivi urbani per favorire l’abbattimento di anidride carbonica, sino alla macro scala ambientale e planetaria con la salvaguardia delle foreste, dell’agricoltura stanziale, della coltivazione e dello sfruttamento di precipue biomasse per produrre energia quali ad esempio le piante oleaginose per i biodisel. In questo senso il rapporto uomo-natura deve essere di consapevolezza e di responsabilità diffusa.
Riguardo alle barriere acustiche verdi, normalmente utilizzate per le strade ad alto scorrimento, esse rispondono spesso solo alla questione estetica d’inverdire pannelli insonorizzati riducendone l’impatto ambientale poiché necessiterebbero, per assolvere alla funzione di fono assorbenza, di una considerevole biomassa corrispondente spesso ad un’area boscata e quindi quasi sempre impossibile da applicare in ambito urbano e perturbano per l’esiguità degli spazi disponibili. 

Pubblicato su Modulo 380/2012