Pubblicato il 2 agosto 2010

(formazione) LEED. Lontano dalle mode sostenibili

Modulo: La certificazione LEED si propone di cambiare il modo di fare edilizia, è un sistema volontario e basato sul consenso, per la progettazione, costruzione e gestione di edifici sostenibili ad alte prestazioni e che si sta sviluppando sempre più a livello internazionale; può essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove un sistema di progettazione integrata che riguarda l’intero edificio. Dalla sua prima elaborazione nel 1998, il LEED è cresciuto fino ad includere più di 14.000 progetti edilizi in più di 50 stati degli Stati Uniti e altri 30 paesi che coprono 99 km di aree di sviluppo. Che tipo di penetrazione potrà avere in Italia? Resterà confinato in un ambito ristretto di illuminati progettisti e imprese o riuscirà a diffondersi e a diventare un nuovo standard per le costruzioni?
Mario Cucinella: Lo standard LEED è un esempio di come possa svilupparsi un percorso trasversale ma parallelo agli obblighi di norma e rappresenta uno standard di qualità riconosciuto. E’ il mercato e sono gli investitori che lo vogliono perché offre dei punti di riferimento certi. Anche la contrattualistica, soprattutto quella riferita al terziario, è molto rigida in merito. Gli investitori esteri sono già abituati a questi standard e li pretendono anche in Italia; LEED fa quindi la differenza e impone un livello di qualità molto importante soprattutto per gli operatori. E da questo dipende il successo che sta riscuotendo sul mercato italiano. Le premesse quindi ci sono perché lo standard abbia un’ottima penetrazione nel nostro paese. La cosa importante non è però fare la norma ma avere dei professionisti allineati. Noi avevamo un ottimo strumento, che era la legge 10, primi tra tutti ad avere una normativa così all’avanguardia. Putroppo è stata disattesa per mancanza di controlli e per la scarsa serietà dei professionisti e del mercato. Il rischio è che anche il LEED possa trasformarsi in niente, se dovessero mancare i controlli adeguati. Oggi esistono comunque delle realtà, sia imprenditoriali che studi di progettazione, molto più attente a questi aspetti, professionisti e certificatori seri. E’ un processo che fa paura e che costituirà la distinzione del mercato, mettendo in mostra i belli e i brutti.

Modulo: La scelta di sostenere il progetto LEED è coerente al suo impegno verso la progettazione sostenibile: pensa che questa scelta possa costituire un vantaggio competitivo nei confronti di altri studi in ambito pubblico, ad esempio?
Mario Cucinella: Essere soci LEED non è di per sé una qualifica. Il vero segno distintivo è lavorare seguendo le linee guida dettate dal GBC e avere nell’organico delle figure professionali specializzate nella progettazione sostenibile. Oggi la sostenibilità va un po’ di moda e tutti se ne possono fregiare. Sarebbe necessario avere dei sistemi più rigidi di controllo ed essere maggiormente rigorosi nell’applicare i concetti.

Modulo: I criteri LEED riguardano diversi aspetti del “costruire verde”: cantieri sostenibili (riduzione dei rifiuti e dell’impatto del cantiere sull’ambiente circostante, impiego di materiale riciclato), gestione efficiente dell’acqua, energia ed atmosfera (diminuzione dei consumi energetici, utilizzo di fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni inquinanti), materiali e risorse (naturali, riciclabili, rinnovabili e di produzione locale), qualità degli ambienti interni (qualità dell’aria, comfort abitativo), progettazione e innovazione (tecnologie innovative). L’Italia è pronta ad affrontare una tal complessità di aspetti, considerando l’attività degli studi e delle imprese medie e piccole?
Mario Cucinella: L’Italia non è pronta a questa nuova tendenza ma questo non vuol dire che non vi sia il momento buono per attuare il cambiamento. E’ il mercato che ora premia la qualità e un’azione come questa aiuterà a fare pulizia in un mercato polverizzato da imprese medio-piccole. Questo sistema ha creato un’economia diffusa ma ha anche contribuito a distruggere la cultura architettonica. E’ un momento, questo, di grandi cambiamenti e un’opportunità per migliorare: cambia il modo di progettare e di costruire, cambia l’urbanistica. C’è in atto un processo di trasformazione che darà i suoi frutti a lungo termine, tra una decina di anni. Nasceranno edifici modello da prendere ad esempio. E’ molto importante non parcellizzare gli interventi e avere un riferimento normativo comune. Oggi infatti si parla di edifici di classe A, A+, di edifici che consumano meno ma manca il confronto comune e ogni regione applica una propria norma e un proprio standard, quindi un edificio in classe A in Lombardia non è paragonabile a uno di classe A in un’altra regione. Lo scenario al momento è imbarazzante. 

Autore: Rodolfo Bianchi
Pubblicato su Modulo 363/2010