Pubblicato il 2 agosto 2010

(formazione) LEED. Gli extra costi professionali

Modulo: I progettisti italiani, in generale medio/piccoli, saranno pronti ad affrontare la complessità di aspetti proposti da LEED?
Marco Filippi: In Italia gli studi di progettazione costituiti da un singolo professionista o da 2/3 professionisti non possono affrontare tutti gli aspetti che riguardano la costruzione sostenibile, ed in particolare quelli previsti nel protocollo LEED NC. Per affrontarli è infatti necessario disporre di un largo spettro di competenze progettuali, che vanno dall’architettura alle tecnologie impiantistiche, dall’energia ai materiali. Il problema di organizzare strutture professionali temporanee o permanenti in grado di svolgere una progettazione integrata come quella richiesta per la costruzione sostenibile può però trovare soluzione nel breve termine: se vi è la domanda, il sistema delle professioni italiano è certamente pronto ad adattarsi a tale domanda, anche attraverso nuove forme di associazione professionale caratterizzate dalla multidisciplinarietà. Il problema che però va risolto a priori non è tecnico, ma economico. Occorre che la committenza si convinca che le modalità di progettazione e, soprattutto, di controllo del processo edilizio derivanti dall’applicazione dei protocolli per l’edilizia sostenibile comportano, inevitabilmente, degli extra-costi rispetto ad una progettazione e direzione lavori “convenzionale” che si adegua soltanto ai requisiti minimi cogenti per legge. Peraltro in argomento si registra anche carenza di consapevolezza da parte stessi ordini professionali: le tariffe professionali di architetti e ingegneri, anche se applicate, sono un riferimento inaccettabile per la valutazione della prestazione professionale richiesta da una progettazione integrata e multidisciplinare. In sintesi ritengo dunque che sia possibile organizzare gli studi professionali italiani, anche medio/piccoli per utilizzare consapevolmente le procedure riguardanti la costruzione sostenibile, ma che ciò non può avvenire se sul mercato professionale non vi sono sufficienti risorse economiche disponibili. La creazione di tali risorse non può avvenire se non facendo sorgere una community imprenditoriale e professionale in cui convergono intenti politici, economici, sociali e commerciali orientati all’edilizia sostenibile. Se ciò non avverrà saranno solo i grandi studi, incaricati da grandi committenti che investono guardando nel presente all’immagine e nel futuro all’economicità della gestione, in grado di sopportare i costi professionali.

Modulo: In questa fase di avvio quali gli aspetti positivi e quali le criticità?
Marco Filippi: Il Green Building Council dichiara che ad oggi ci sono circa 30.000 edifici a livello mondiale registrati per essere certificati LEED, distribuiti in 110 paesi; tra i quali anche l’Italia. Certo sono numeri complessivamente piccoli, ma il trend è positivo e la crescente attenzione verso l’edilizia sostenibile fa ben sperare.

Modulo: Quali prospettive di diffusione, con che strumenti di comunicazione, anche nell’edilizia pubblica?
Marco Filippi: Nell’edilizia pubblica vi è una sola cultura imperante: la cultura della norma. La pubblica amministrazione non sembra essere in grado di autonomamente esigere una costruzione di qualità a causa di una serie di vincoli amministrativi; inoltre, nella generalità, non è in grado di esprimere un giudizio sulla qualità della costruzione a causa della cronica mancanza di aggiornamento professionale dei tecnici che la rappresentano. Vige pertanto un solo principio: la conformità ai requisiti minimi richiesti per norma cogente o per riconosciuta regola dell’arte. Se a tale “cultura della norma” viene associata la “cultura dell’incentivo”, ad esempio un incentivo economico in corrispondenza del raggiungimento di un determinato livello di sostenibilità, si può essere certi che l’imprenditore opera con le finalità di raggiungere tale punteggio minimo, senza andare oltre.
Dunque, se nel mercato privato può esistere una committenza interessata al ciclo di vita dell’edificio e disposta a considerare il costo dell’operazione immobiliare sul lungo termine e può scattare la molla del riconoscimento di un costo aggiuntivo a fronte dell’ottenimento di una qualità certificata, nel settore pubblico è oggi ben difficile trovare un’amministrazione che abbia le risorse culturali ed economiche per affrontare consapevolmente il tema della costruzione sostenibile.
 
Autore: Rodolfo Bianchi
Pubblicato su Modulo 363/2010