Pubblicato il 10 maggio 2010

(formazione) Metodi e procedure di certificazione energetica

Modulo: La situazione della certificazione è quanto mai confusa: le certezze “evaporano” tra competenze delle varie regioni, edifici nuovi o esistenti, vari (e concorrenziali) Enti certificatori, interessi non sempre chiari, indeterminatezza interpretativa della norma.. Se potesse definire delle linee di indirizzo concrete e attuali, cosa potrebbe suggerire?
Giuliano Dall’O’: A livello nazionale per la certificazione degli edifici esistenti esistono quattro diverse procedure di calcolo che, applicate al medesimo oggetto, danno sorprendentemente quattro diversi esiti: le variabili che caratterizzano le procedure sono tali da dare risultati che fanno oscillare lo stesso edificio dalla classe C alla classe E. La Lombardia ha adottato un’altra procedura ancora diversa da quelle nazionali sopracitate. Per non parlare poi dei criteri di classificazione che possono variare da regione a regione.
A monte di questa scelta oggettivamente dispersiva e confusa, che certo non contribuisce a rendere più chiara una materia già di per sé complessa, è il tentativo del legislatore di contenete i costi della certificazione. Una metodologia unica per edifici di nuova costruzione e per l’esistente attraverso i quali sia possibile ottenere dei valori univoci: questa è, a mio avviso, l’unica via percorribile per sgomberare il campo da equivoci e fraintendimenti e rendere la certificazione energetica uno strumento forte di rilancio immobiliare e di riqualificazione dell’edilizia. In alcune regioni (quelle che ancora non hanno deliberato in materia) esiste la possibilità dell’autocertificazione: il proprietario può produrre un auto-certificato di attribuzione del proprio immobile alla classe G; in Toscana addirittura, qualora non venga prodotto alcun certificato da parte del proprietario, è la regione che si fa carico dell’automatica attribuzione della classe G.
E’ evidente che anche questa procedura provoca distorsioni sul mercato immobiliare oltre a non essere conforme a ciò che ci chiede la Direttiva 91. La procedura dell’autocertificazione andrebbe abolita.
E c’è da fare chiarezza anche sulla figura del certificatore: ad esempio un professionista, sia pure abilitato alla progettazione energetica, non è in modo implicito abilitato a svolgere il ruolo di certificatore su tutto il territorio nazionale. Così come un certificatore accreditato in una Regione non può operare in un’altra (a meno di non seguire un adeguato e locale corso di formazione).

Modulo: Fino a poco tempo fa si attribuiva all’involucro edilizio e ai suoi progettisti la massima valenza energetica, lasciando agli impianti una funzione, per così dire, complementare; oggi si tende, nella strategia energetica, a ricollocare il ruolo dell’impiantistica. E’ vero?
Giuliano Dall’O’: La corretta progettazione dell’involucro è sicuramente l’elemento fondamentale della progettazione energetica. Il contributo progettuale dell’impianto sta nella sua capacità di consumare energia e di restituirla in modo diverso ed efficace, con prestazioni differenti da quelle degli impianti “tradizionali”.
Anche su questo versante si è in attesa della revisione della Direttiva Europea 91, l’attuale riferimento vigente. Una programmazione attenta privilegia l’ottimizzazione dell’involucro per i climi di punta – sia estivo che invernale -, l’utilizzo di fonti rinnovabili e l’integrazione degli impianti nell’ambito di una logica complessiva di consapevolezza energetica.
Per quanto riguarda l’esistente, che in termini quantitativi dovrebbe rappresentare l’interesse principale, e che denuncia un consumo medio nazionale intorno ai 160 KWh/mq anno, le strategie energetiche si concentrano fondamentalmente sul cappotto per ciò che riguarda l’involucro, sulla sostituzione di vetri e serramenti, senza trascurare le coperture, uno degli elementi di massima dispersione delle piccole unità residenziali.  

Pubblicato su Modulo 361/2010