Pubblicato il 13 giugno 2016

(produzione) La progettazione del cassero

La tendenza odierna, sia che si tratti di casseri di tipo rampante oppure di tipo più tradizionale, che richiedono cioè un appoggio alla base ed elementi primari e secondari di sostegno, prevede che i pannelli per il contenimento del getto di calcestruzzo vengano preventivamente realizzati in officina al fine di minimizzare gli sfridi e di ottimizzare la loro produzione. Composti mediante pannelli di legno del tipo multistrato a fibre incrociate oppure pannelli metallici posti su intelaiatura metallica o metallo-lignea, i casseri sono normalmente dotati, nella zona di interfaccia con il calcestruzzo, di un materassino sintetico a basso spessore che ha il compito di uniformare la superficie del getto e agevolare le operazioni di rimozione dei casseri a getto indurito (talvolta la superficie del cassero è trattata con olii disarmanti che riducono notevolmente l’adesione chimica del conglomerato cementizio alla superficie del cassero, agevolando così le operazioni di scasseratura).
La superficie interna dei casseri assume un’importanza fondamentale anche per la formazione di particolari decorazioni superficiali, talvolta richieste dai progettisti. Tralasciando le colorazioni del calcestruzzo, ottenibili tramite tinteggiature superficiali post realizzazione oppure mediante inserimento all’interno del mix design di coloranti, ossidi ed altri appositi materiali di pigmentazione, le decorazioni consistono di norma in piccole lavorazioni e tessiture superficiali del materiale ottenibili tramite particolari accorgimenti adottabili sulla superficie interna dei casseri. Il risultato è che la superficie del calcestruzzo può essere totalmente liscia e priva di lavorazioni oppure irruvidita, quasi fosse bocciardata o strollata, con disegno regolare o casuale, tipo riproposizione di sezioni di murature in pietra, ciottoli o similari, venature del legno, fiori, piante, e molti altri ancora, sino ad arrivare alla realizzazione di veri e propri bassorilievi. Per ottenere ciò, prima della posa in opera delle armature e del getto del conglomerato cementizio, all’interno dei casseri vengono posizionate mediante incollaggio o fissaggio meccanico delle dime o matrici atte a ottenere gli effetti voluti sulla superficie del calcestruzzo. Le dime, facilmente recuperate e riutilizzate, possono essere costituite da teli plastici o in gomma, tessuti metallici, elementi lignei, plastici, in polistirene o metallo, ecc., i quali, dopo esser state adeguatamente fissati ai casseri, “plasmano” la superficie del getto di calcestruzzo imprimendone forme e effetti di finitura voluti. Particolare attenzione progettuale ed esecutiva va posta nei casi in cui le lavorazioni superficiali possiedano un’elevata profondità rispetto al filo superficiale del getto (gap di oltre 20-25 mm), in quanto gli spessori di copriferro potrebbero localmente non essere più idonei a garantire la protezione delle armature dall’ambiente esterno (tale aspetto deve pertanto essere attentamente valutato sin dalle prime fasi di definizione delle decorazioni degli elementi in calcestruzzo).
Ulteriore e fondamentale aspetto con cui confrontarsi per la realizzazione degli elementi in calcestruzzo armato è la scelta di ricorrere ad elementi gettati in opera oppure del tipo prefabbricato e assemblato successivamente in cantiere. Località, vie d’accesso, estensione del cantiere, durata della realizzazione, modularità e ripetibilità di forme e/o lavorazioni superficiali complesse (tipo pannellature tra loro simili se non uguali per dimensioni, fattezza e lavorazioni), convenienza economica, ecc., sono i fattori primari che influenzano la scelta di realizzare in opera oppure prefabbricare. Dal momento che ogni singolo cantiere è un caso a sé, questo aspetto deve essere valutato di volta in volta per ottimizzare tempi, costi e sfruttamento delle risorse.