Focus: INVOLUCRO

(formazione) Involucri evoluti: la tecno-architettura delle facciate

Modulo: Basandosi sul suo vissuto personale, quali sono stati i motori (non specificamente tecnici) e i momenti del cambiamento?
Fabio Conato: Successivamente all’affermazione dell’hi-tech, la crescita sensibilità verso il tema del risparmio energetico e la messa a punto delle prime normative finalizzate a questo, hanno costretto il settore ad interrogarsi su quali tecnologie erano in grado di sopravvivere e quali erano destinate a soccombere. In questa prima fase, durata per tutti gli anni ottanta, è stata soprattutto l’industria a governare l’innovazione, trasferendo nel settore edilizio tecniche e materiali sino ad ora utilizzati in settori avanzati, quali ad esempio quello aerospaziale. I primi anni novanta sono stati segnati da un moltiplicarsi di proposte di facciate continue sempre più performanti e facciate ventilate di tutti i materiali, che sono giunte sui tavoli dei progettisti accompagnate da alcuni interventi significativi di risalto internazionale utilizzati come testimonial. Molti progettisti si sono confrontati con questo fiume in piena, utilizzando e sperimentando i sistemi proposti dall’industria. La svolta è avvenuta quando si è intuito che si doveva rivolgere l’attenzione al funzionamento di insieme dell’involucro più che alle prestazioni dei singoli materiali o componenti.
L’attenzione verso la salvaguardia dell’ambiente, l’ecologia e la bioclimatica, ha trasformato gli architetti in registi di un processo multidisciplinare, la cui efficacia si è via via accresciuta anche grazie all’evoluzione informatica.
Si è presto compreso che le tecnologie legate alla ventilazione opaca e alla realizzazione di facciate trasparenti ad alte prestazioni proposte dalle industrie non erano sufficienti e dovevano intersecarsi, sulla base di saperi trasversali. Si è sviluppato così il tema dell’involucro evoluto, inteso come sistema in cui trasparenza, opacità, oscuramento, mitigazione, ventilazione, effetto serra, accumulo energetico e contributo impiantistico si integrano limitando la scelta dei materiali altamente performanti a vantaggio del funzionamento di insieme, modificabile e gestibile nel tempo. 

Modulo: Come ritiene di essere intervenuto nel cambiamento, in quale misura e secondo quali modalità di averlo influenzato?
Fabio Conato: Circa dieci anni fa, mi trovai a progettare alcuni interventi specialistici che parevano nati per l’utilizzo di involucri evoluti. Mi resi conto che il settore metteva a disposizione molti prodotti nuovi, affascinanti, ma non testati a sufficienza e che non vi era conoscenza sufficiente delle implicazioni tecnologiche e fisico-tecniche, legate al funzionamento di insieme. Traendo spunto da alcuni esempi del Nord Europa che avevo avuto modo di studiare da vicino, ed avvalendomi della collaborazione di perplessi ma volenterosi ingegneri, realizzai alcune tra le prime facciate a doppia pelle in contesto italiano. Mi resi subito conto che la nostra realtà era assai più complessa di quella del Nord Europa e non solo dal punto di vista climatico. Grandi difficoltà nell’applicazione di tali sistemi derivavano dalla scarsa attitudine delle nostre imprese al loro utilizzo, dall’eccesivo costo e dai numerosi problemi di compatibilità normativa.
Per questo cercai di semplificare i problemi, componendo soluzioni puntuali e mirate ad effetti specifici, avvalendomi di prodotti semplici e già testati. Più tardi ebbi l’idea di trasferire tali tecnologie nel settore residenziale. Agendo con la massima prudenza riuscii a realizzare, a Imola, un sistema a doppia pelle composto da elementi di produzione di serie, dal costo assai contenuto e dalle prestazioni molto interessanti. Queste esperienze mi portarono a capire che il tema dell’involucro evoluto in contesto italiano è da un lato ricco di potenzialità e dall’altro molto complesso.
L’intero percorso compiuto, sia nelle tappe professionali, sia in quelle di ricerca, è stato caratterizzato da un dialogo aperto con il mondo della produzione, tuttora in essere, finalizzato alla messa a punto di modelli applicativi semplici, sostenibili ed esportabili a vasta scala nel settore delle costruzioni. 

Modulo: Come il cambiamento in oggetto influenza il comparto dell’edilizia nella sua globalità, in che tempi e con quali esisti?
Fabio Conato: Proprio per via della complessità del contesto italiano, l’influenza di tali cambiamenti sul comparto edilizio del nostro Paese è più limitata rispetto all’ambito nordeuropeo, ed ha tempi lunghi. Occorre in primo luogo che vi sia maggiore chiarezza sui limiti di applicabilità di certi sistemi.
Una volta definito cosa ha senso e cosa no, occorre che l’industria sia in grado di fornire un adeguato supporto ai professionisti, i quali a loro volta devono accrescere il livello di interdisciplinarità della propria attività.
Parallelamente l’opinione pubblica, formata dai potenziali fruitori dei sistemi edilizi deve metabolizzare i risultati della ricerca e comprenderne l’importanza, mentre le imprese di costruzione devono acquisire il know-how necessario per porre in opera i sistemi a regola d’arte e con costi accessibili. In tutto questo quadro la normativa deve allargare le maglie ed accettare caratteristiche prestazionali lontanissime dal concetto di limiti convenzionali a cui si è normalmente abituati.
Il cambiamento può essere più rapido nel settore dell’edilizia specialistica, specie laddove la committenza desidera un ritorno di immagine anche a costo di realizzare un prototipo dal funzionamento incerto. Alcune accelerazioni possono essere notate anche nell’edilizia privata di piccole dimensioni, grazie alla disponibilità di singoli committenti illuminati.
Schermi, elementi di protezione, frangisole, attrezzature, serre ed altri sistemi di guadagno termico sono ormai diffusi ovunque, pur rappresentando solo la prima tappa di un lungo e affascinante percorso. 

Modulo: Qual è stato il paradigma, l’icona, il fatto o il periodo più significativo, con cui caratterizzerebbe il settore?
Fabio Conato: La facciata del Terzo Millennio è leggera, dinamica ed alterna l’opacità alla trasparenza, l’opalescenza al traslucido, prefigurando in alcuni casi la propria comprensione alla multimedialità. Il paradigma è rappresentato dai principi di bioclimatica, vera o presunta. Diversi architetti contemporanei hanno fornito una lettura individuale di tali principi, influenzando in maniera evidente l’intera attuale generazione di progettisti.
Le trame tessute in acciaio di Dominique Perrault, le gelosie Hi-Tech di Jean Nouvel, le tensotende di Michael Hopkins, i frangisole in cotto di Renzo Piano, le griglie in legno di Baumslager & Eberle, le doppie pelli multimediali di Massimiliano Fuksas, per citare solo alcuni esempi, sono divenute icone del nuovo modo di concepire l’involucro.
Non credo che l’evoluzione del settore sia caratterizzata da un fatto specifico più significativo di altri, bensì da un percorso inevitabile, lungo il quale si collocano esperienze di punta, capaci di fare tendenza anche se spesso finiscono più tardi con il pagare il prezzo dell’essere prototipo.  

Pubblicato su Modulo 303/2004