Focus: CALCESTRUZZO

(formazione) I compositi fibrorinforzati

Nello scenario del costruire contemporaneo gli sviluppi delle tecnologie produttive e di costruzione tendono a incorporare sempre maggiori quantità di conoscenza scientifica, inducendo nuove modalità nel correlare l’innovazione alle logiche di trasferimento tecnologico, ai modelli di produzione e alle concezioni progettuali. L’incidenza del fattore conoscenza assume dunque una sempre maggior rilevanza per il valore aggiunto incorporato in quegli ambiti del settore edilizio in cui specifiche tecnologie innovative – quali quelle relative ad alcuni materiali compositi, ai tessili tecnici, ai materiali nano strutturati, ai fil sottili FV, ai CFS – si attuano attraverso filiere produttive e gamme di prodotti basate sui principi di de materializzazione, flessibilità, produzione snella e alto valore aggiunto incorporato nel prodotto.
Attualmente una parte della produzione industriale è rivolta a un mercato meno artigianale e meno dominato da una produzione di massa connotata da un basso grado di specializzazione nella fase di applicazione dei prodotti stessi. In particolare, alcuni settori produttivi un tempo definibili “di nicchia” si presentano oggi con maggiori livelli di competitività rispetto alle tecniche convenzionali attrezzandosi per una maggiore diffusione sul mercato.
Le novità riguardano il progressivo abbassamento della consistenza materiale e del grado di prefigurazione del prodotto stesso, senza che questo voglia significare riduzione delle prestazioni offerte. I semilavorati assemblabili in pacchetti o in sistemi sono realizzati in stabilimento come prodotti versatili, definiti nei termini delle molte possibilità combinatorie offerte con sistemi integrati di semilavorati che rappresentano la formula con cui essi sono commercializzati, consentendo flessibilità di prodotto, di materiali e di utilizzo degli impianti di produzione.
I cicli di produzione brevi hanno l’effetto indotto di ridurre le giacenze e le scorte di magazzino, così come si riduce la lavorazione degli elementi: con il sostegno della conoscenza non è tanto l’alta tecnologia, quanto l’alto valore aggiunto che entra in maniera più diffusa nella produzione.
Questa direttrice innovativa di discontinuità vede dunque una produzione specializzata benché versatile, caratterizzata da alte prestazioni ma gestibile nella fase di realizzazione dei manufatti da squadre di operatori esperte a cui però non si richiede un eccesso di specialismo, che contraddirebbe la necessaria tendenza a facilitare le modalità esecutive.
L’indirizzo industriale così definito si attua attraverso una progressiva de materializzazione dei processi e dei prodotti che, altrimenti, non sarebbero gestibili secondo le premesse precedentemente richiamate. Le prerogative di de materializzazione pongono in secondo piano gli aspetti quantitativi per introdurre qualità e valore aggiunto, un uso ridotto dei materiali e l’impiego di conoscenza incorporata sotto forma di elevate prestazioni e proprietà accanto a significativi servizi integrati al prodotto. Nel panorama della produzione industriale per l’edilizia queste considerazioni sono valide per prodotti relativi alla nuova edificazione ma anche per quelli espressamente orientati al mercato del recupero edilizio che, come è noto, è caratterizzato dalla specificità dei casi, dalla parcellizazione ma anche dalla consistenza numerica degli interventi.
Per il recupero, oggi, si producono prodotti dedicati o si prefigurano soluzioni tecniche specifiche con prodotti e sistemi di tipologia più versatile, veicolate da strategie di marketing e dall’informazione tecnica che diviene un significativo supporto operativo e un fattore di offerta di servizi.
Nella prassi manutentiva e di riqualificazione degli edifici si interviene oggi su parti di completamento o su elementi strutturali, sia per la riparazione e il ripristino di situazioni degradate dovute al naturale invecchiamento dei materiali o a processi patologici che inducono decadimenti prestazionali e condizioni di guasto, sia con interventi di riqualificazione per introdurre un incremento delle prestazioni esistenti o di prestazioni non previste originariamente in fase di concezione e costruzione del manufatto, configurando in questo caso anche soluzioni per la prevenzione dei rischi tecnici. Nel campo degli interventi sulle parti strutturali, la riparazione e l’aggiornamento, adattamento o adeguamento prestazionale sono attuati con l’utilizzo di tecnologie e soluzioni innovative per implementare i sistemi edilizi preesistenti.
All’interno di questo quadro operativo si colloca il campo degli interventi di retrofit che si attuano su parti ed elementi strutturali non più in grado di fornire adeguate prestazioni anche per il fatto di essere di concezione e realizzazione datate. In questo ambito del recupero si posizionano molteplici categorie di intervento attuate con tecnologie dei materiali compositi fibrorinforzati a lunga fibra, poiché le applicazioni sono realizzate con nuove tecnologie fornendo un apporto prestazionale innovativo e integrativo per l’adeguamento o il ripristino di elementi tecnici degradati. Tali tecnologie rappresentano una efficace alternativa alle convenzionali tecniche di rinforzo strutturale, in virtù delle elevate prestazioni di resistenza meccanica e delle potenzialità espresse per soddisfare i requisiti di salvaguardia dei caratteri costruttivi, morfologici e spaziali degli edifici. Anche in virtù di tali prerogative, in pochi anni il mercato dei compositi fibrorinforzati per il rinforzo delle strutture è cresciuto con lo sviluppo di significative innovazioni e prospettive di ulteriori applicazioni sperimentali.   

Autore: Mario Losasso
Pubblicato su Modulo 337/2007