Pubblicato il 29 gennaio 2013

(formazione) Il comfort termico negli edifici per uffici

Sulla base di recenti casi studio è possibile registrare come la “zona di comfort estesa” è una strategia efficace per ridurre i carichi dell’edificio. La ricerca sull’adaptive comfort, condotta da Gail Brager a UC Berkeley, ha dimostrato che gli occupanti degli edifici naturalmente ventilati e con vista e percezione, dall’esterno sono a proprio agio con più ampia banda di temperature rispetto agli occupanti degli edifici artificialmente climatizzati. Gli edifici naturalmente ventilati consentono una più alta temperatura di comfort, pari a 26-28 gradi in estate rispetto ai tipici 24 gradi utilizzati con sistemi impiantistici di raffrescamento negli uffici. Gli spazi meno occupati, come lobby e corridoi, possono essere anche considerabili come confortevoli sino a 30 gradi. Se la zona di comfort si estende attraverso la ventilazione naturale, il movimento dell’aria e le tecnologie di riscaldamento/raffreddamento per la distribuzione termica radiante, possono produrre un risparmio tra il 40 ed il 70% sui costi di raffrescamento. Per la quasi totalità degli edifici situati nelle zone climatiche di Regno Unito, Danimarca e Nord-America, e in molte località italiane, una zona di comfort prolungato significa che la maggior parte della domanda di raffreddamento può essere soddisfatta tramite la vegetazione naturale. Tale approccio contesta la pratica di progettare gli edifici per uffici ermetici, con temperature e flussi d’aria controllati. Un tipico edificio statunitense conforme all’americana ASHRAE Standard 90.1 del 1989 se ben progettato utilizza 240 KWh/mq/anno. L’obiettivo per molti edifici federali americani è di 160 KWh/mq/anno. In confronto, un edificio progettato e gestito con ventilazione naturale potrebbe utilizzare solo 60 KWh/mq/anno.