(formazione) Il fotovoltaico organico

La risorsa principale che la natura ci offre, il sole, è stato oggetto nel corso degli ultimi anni di uno studio continuo che ha portato ad ottimizzare i materiali, le tecnologie e i processi con l’obiettivo di captare, conservare e trasformare in modo più efficiente l’energia solare in una forma di energia più fruibile. Questo interesse, se da un lato ha contribuito alla sperimentazione e alla ricerca di nuove tecnologie e nuovi materiali, dall’altro si è tramutato in una corsa sfrenata che ha portato ad un’ingente installazione di pannelli fotovoltaici su campi non coltivabili e soprattutto sui tetti delle nostre città.
La potenzialità delle tecnologie fotovoltaiche di essere appunto integrate negli edifici, ha dato vita ad una continua ricerca di incentivi e finanziamenti propedeutici alla sostenibilità economica dell’iniziativa. L’uso in particolare dei tetti fotovoltaici è stato guidato dalla Direttiva Comunitaria 2001/77/CE divenuta poi in Italia Decreto legislativo 387/2003 dal quale sono nati i 5 Conti Energia che si sono fino ad oggi susseguiti. Le tecnologie fotovoltaiche più diffuse e già commercializzate sono quelle basate sull’utilizzo del silicio monocristallino, policristallino ed amorfo (thin film), tecnologie che hanno condizionato negli ultimi anni le scelte architettoniche e progettuali degli addetti ai lavori. Al fine di massimizzare l’energia prodotta da un dispositivo fotovoltaico tradizionale, è necessario che il pannello abbia un orientamento considerato ottimale (sud). E’ quantificabile al 5% la perdita di energia provocata da un angolazione diversa da quella ottimale. Inoltre le installazioni sono effettuate tenendo conto di una data inclinazione, che rispetto ai tetti di norma è del -10%, ma comunque strettamente legata alla latitudine del luogo in cui si agisce. In condizioni standard (1000 W/m2, temperatura modulo di 25°C), una copertura fotovoltaica otterrebbe un’efficienza oscillante tra il 10 e il 12,5%, calcolato con la formula η=PFV/PLI*A, dove η è l’efficienza (%), A è l’area del modulo (m2), PFV la potenza elettrica generata dal modulo fotovoltaico (W) e PLI la densita’ di potenza luminosa (W/m2) irraggiante il modulo stesso in condizioni standard (STC) (F. Groppi, C. Zuccaro, (2005) Impianti Solari Fotovoltaici a norma CEI; Editoriale Delfino).
Il BIPV (Building-Integrated Photovoltaics) è divenuto nel corso degli ultimi anni la massima espressione dell’integrazione delle tecnologie fotovoltaiche all’interno di edifici e fabbricati, dove gli studi e le sperimentazioni in materia hanno trovato una nuova spinta, favorite soprattutto dalla valorizzazione ed enfatizzazione delle caratteristiche estetiche associate a quelle prestazionali. Di contro, continua ad essere elevato il rischio di snaturare l’estetica e l’architettura delle nostre città che a causa di installazione fotovoltaiche indiscriminate, tendono a perdere la loro identità.

Autori: M.L. Fiorentino, V. Pascasi, G. Cepparulo, R. Riccitelli, F. Giannini, A. Di Carlo
Pubblicato su Modulo 388/2014
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