Focus: RECUPERO
Pubblicato il 4 novembre 2014

(formazione) Edifici storici e sostenibilità

La cultura della conservazione e della sostenibilità ambientale sono caratterizzate da radici comuni che, nel corso degli anni, hanno portato a una convergenza di obiettivi, prassi operative, metodi e strumenti operativi. Entrambi, infatti, hanno come oggetto di indagine il patrimonio culturale, ovvero un’importante “risorsa non rinnovabile” che deve essere valorizzata attraverso azioni compatibili con il suo valore storico. Più recentemente, il concetto di intervento sostenibile si è ampliato, introducendo i criteri di efficienza energetica e di comfort ambientale. Queste nuova visione ha reso particolarmente complesso l’intervento sul patrimonio antico, dove si richiede il rispetto e la valorizzazione delle qualità estetiche, materiche e spaziali, oltre che la compatibilità e la reversibilità degli interventi. 
In linea generale, l’edificio antico sfrutta l’inerzia termica delle murature, è costruito con materiali che trattengono un’alta percentuale di umidità, è concepito per essere traspirante al vapore e si avvale della ventilazione naturale per smaltire aria viziata e per raffrescare. 
La conoscenza delle caratteristiche dell’immobile storico dovrebbe essere il punto di partenza per un corretto intervento. Il comportamento energetico e ambientale dell’edificio antico, infatti,è molto diverso da quello moderno, proprio perché la progettazione era basata sull’utilizzo delle risorse disponibili. Gli edifici antichi sono sviluppati a partire da uno stretto legame con l’ambiente naturale, basato sullo studio di caratteristiche geometriche, variabili climatiche (pressione atmosferica, stato termico e umidità relativa dell’atmosfera, stato del cielo, regime dei venti, precipitazioni, radianza diretta e diffusa, …), parametri geografi ci (latitudine, rapporto tra massa di terra e superficie d’acqua, altezza sopra il livello del mare), topografi ci (altezza, orientazione e struttura del suolo del luogo, direzione dei venti prevalenti) e biologici (caratteristiche della flora e della fauna locali). 
I criteri costruttivi erano basati su elementi comuni e ripetibili per i diversi climi, quali: 
- conformazione urbana compatta,utilizzata per la difesa dal caldo e dal freddo;- posizione rispetto alla direzione prevalente del vento;
 - orientamento ottimale rispetto al sole per sfruttarne i benefici di riscaldamento passivo; 
- protezione climatica selettiva ottenuta con la vegetazione naturale, per garantire ombreggiamento solare e convogliamento dell’aria nei climi caldi, e difesa dal vento in quelli freddi; 
- colore delle finiture superficiali di edifici e pavimentazioni scelto per massimizzare i fenomeni di accumulo e di riflessione solare, rispettivamente nei climi freddi e caldi; 
- attenuazione dei picchi termici ottenuta con l’evaporazione dell’acqua. In linea generale, l’edificio antico sfrutta l’inerzia termica delle murature, è costruito con materiali che trattengono un’alta percentuale di umidità, è concepito per essere traspirante al vapore e si avvale della ventilazione naturale per smaltire aria viziata e per raffrescare. 
Con l’avvento dell’epoca industriale, il rendimento superiore dei combustibili fossili rispetto alle fonti fino ad allora utilizzate ha contribuito a diffondere l’idea che l’energia sarebbe stata inesauribile, a basso costo e priva di ricadute negative. Per questo, il benessere microclimatico è stato sempre maggiormente garantito dalla presenza di impianti di climatizzazione (prima di riscaldamento e più recentemente di raffrescamento), di isolamento termico e di sistemi di impermeabilizzazione (mediante barriere al vapore, guaine, membrane...). Per questo, gli interventi di efficentamento adatti per un edificio di nuova progettazione possono essere inadeguati o addirittura deleteri per uno antico.

Autore: Elena Lucchi
Pubblicato su Modulo 392/2014