(formazione) Prefabbricazione: competizione commerciale e miglioramenti

Modulo: Il comparto della prefabbricazione è stato oggetto in questo ultimo trentennio di un ininterrotto processo di evoluzione: quali sono stati, a suo avviso, i momenti cruciali di questo cambiamento?
Alberto Dal Lago: Nel nostro paese la prefabbricazione ha conosciuto uno sviluppo caratterizzato da diverse fasi, a partire da quella originaria che, per un certo periodo, vide nel minimo prezzo l’obiettivo principale e pressoché esclusivo in tutto il settore. In una realtà di mercato, quindi, il cui contenimento dei costi poteva essere perseguito anche a detrimento della qualità, è evidente che la competizione commerciale risultava incentrata pressoché esclusivamente sul terreno economico, cui faceva da contraltare una scarsa attenzione alle performance dei prodotti e l’assenza di specifiche garanzie prestazionali. Si trattava, evidentemente, di una situazione che, pur essendo per certi versi fisiologica, non poteva perdurare indefinitamente: una svolta era necessaria, e in fondo inevitabile. 
Un primo passaggio fondamentale fu determinato dal progressivo diffondersi, anche in un settore tradizionalmente poco attento a questi aspetti, della convinzione che uno studio formale più accurato dei componenti avrebbe potuto rappresentare – naturalmente a parità di costi – un’arma di competizione vincente; convinzione suffragata ben presto dal mercato, che reagì positivamente a questa tendenza alla personalizzazione e caratterizzazione del prodotto, anche a fronte di costi lievemente superiori. Questo tentativo di coniugare valenze estetiche ed economicità determinò un progressivo cambiamento di approccio nei confronti dell’edilizia prefabbricata, che da una estrema standardizzazione e scarsa diversificazione degli elementi, qualificati soprattutto dal costo, passò lentamente non solo ad una maggiore caratterizzazione della produzione, ma addirittura a una stretta identificazione della stessa con l’azienda costruttrice grazie all’introduzione di connotati formali che finivano per rappresentare veri e propri “marchi di fabbrica”. In questa fase, in altre parole, a dimostrarsi vincente fu un’evoluzione di carattere formale più che sostanziale; più che una crescita in termini di performance statiche, termiche, di isolamento e resistenza al fuoco, una diversificazione di sistemi e forme del tutto nuove. 
Le naturali dinamiche della competizione commerciale hanno poi condotto i produttori a proporre elementi e componenti non solo migliori esteticamente, ma anche economicamente concorrenziali rispetto a quelli tradizionali e, nel tempo, complice anche la naturale evoluzione di materiali e tecnologie, a curarne maggiormente le prestazioni.
Un secondo passaggio fondamentale è infatti rappresentato dalla tendenza, tuttora in atto, a conferire valore aggiunto alle forniture – sempre più spesso offerte con formula “chiavi in mano” – non solo in termini estetici e di finitura ma anche prestazionali, sia sotto il profilo delle performance statiche che di quelle termiche, isolanti, energetiche e di resistenza al fuoco. Un percorso, questo, il cui merito non è esclusivamente da attribuire ad evoluzioni naturali del mercato ma anche, e in questo caso soprattutto, a una serie di prescrizioni normative, sia a livello nazionale che europeo, che hanno via via reso obsoleti i prodotti tecnologicamente più poveri e ne hanno decretato progressivamente la sostituzione. In questo senso il contributo del nostro studio ha avuto un qualche peso all'interno di tale processo evolutivo, grazie alla progettazione di alcune soluzioni che hanno fatto tesoro di queste spinte evolutive, in qualche caso anticipandole.

Modulo: Quali ricadute hanno avuto tali evoluzioni sul comparto edilizio, e con quali esisti?
Alberto Dal Lago: Si tratta di un processo che è tuttora in atto. In questo particolare momento, ad esempio, l’introduzione di nuovi disciplinari normativi in materia di progettazione antisismica è destinata senza dubbio a creare nuove tensioni nel mondo della produzione e, più in generale, importanti innovazioni sotto il profilo strutturale e statico. Vedo in atto, in altre parole, un’evoluzione stimolata da due forze propulsive di grande rilievo: da un lato, una normativa tecnica europea che tende a introdurre parametri e limiti ben precisi; dall’altro, una legislazione nazionale che cerca di accogliere principi e regole improntati ad una migliore qualità della progettazione e, conseguentemente, anche del prodotto. In questo tracciato di evoluzione un ruolo senza dubbio fondamentale è stato giocato da ICMQ, nella sua veste di luogo unificatore dei processi di autocontrollo del settore della prefabbricazione, che ha condotto nel tempo a uno spiccato miglioramento qualitativo dei prodotti: anche, se vogliamo, in risposta alla mancanza di una corrispondente capacità evolutiva nel settore delle costruzioni tradizionali determinata, non ultimo, da un impoverimento delle competenze tecniche della manodopera.

Modulo: Quali, invece, le prospettive di questo percorso?
Alberto Dal Lago:
Ritengo che oggi la prefabbricazione non solo debba completare il proprio cammino evolutivo nel senso di un ulteriore miglioramento prestazionale, ma anche porsi obiettivi di espansione in direzione di tutti i settori del mondo delle costruzioni; non solo, quindi, nel segmento dell’edilizia industriale, in cui ormai detiene una sostanziale leadership, ma anche nel terziario, dove già da tempo si notano segnali di grande attenzione, e soprattutto nel cosiddetto civile, ambito in cui senza dubbio esiste la necessità di promuovere un’edilizia per componenti industrializzati, qualitativamente ambiziosa, e che sia in grado di occupare gli spazi che l’edilizia tradizionale inevitabilmente lascerà scoperti. Ad oggi tutto questo non è ancora avvenuto vuoi per una mancanza di programmazione, vuoi per una carenza di cultura progettuale, vuoi, non ultimo, per la scarsa iniziativa degli stessi produttori che, fino ad ora, hanno trovato sufficienti spazi commerciali nell’ambito dell’edilizia industriale e del terziario; certo si tratterà anche di riqualificare l’immagine stessa del prefabbricato, e in questo senso risulterà determinante la capacità di “volare alto”, sciogliendo una volta per tutte quell’equivoco collegamento tra prefabbricazione ed edilizia di qualità scadente che quasi sempre è stato frutto, più che di effettive carenze tecniche, di scelte errate sia dal punto di vista urbanistico che sociale.