(formazione) Carte microclimatiche: il caso della città di Tokyo

Gli interventi di mitigazione dei microspazi urbani dovrebbero evidentemente partire dalla conoscenza della zone più critiche. Risulta evidente che i programmi che si limitino a definire un generico obiettivo di inverdimento, come ad esempio la messa a dimora di un certo numero di alberi, non necessariamente produrrà i risultati voluti.
A questo proposito la città di Tokyo, proprio per guidare la realizzazione degli interventi di mitigazione, ha predisposto una serie di carte microclimatiche. Le giornate sono caratterizzate da notti tropicali determinate da temperature superiori ai 30° C. A partire da tali informazioni la città ha predisposto piani di mitigazione concentrati, anche al fine di sperimentare l’efficienza di diverse metodologie di intervento.
Gli standard prescritti dal National Recreation Park Association di Washington distinguono tra grandi parchi urbani, parchi urbani, parchi di quartiere, miniparchi. E’ importante soffermarsi sul concetto di miniparco che, a parte i servizi correlati come i giochi dei bambini, dovrebbe prevedere ampie zone ombreggiate con alberi ad elevato indice fogliare, a chioma bassa e allargata. L’area dovrebbe essere trattata con pavimentazioni permeabili, su supporti naturali o artificiali altamente igroscopici per favori l’accumulazione dell’acqua piovana e quindi gli effetti dovuti al calore latente. Tecnologie water sprinkling, molto usate in Giappone, possono naturalmente potenziate tali effetti. Nella logica dello standard i miniparchi costituiscono vere e proprie oasi urbane facilmente raggiungibili dai soggetti più deboli come gli anziani, nelle giornate più calde.
Per favorire la creazione di luoghi di sosta mitigati, anche la scelta e la sistemazione degli alberi ha la sua importanza. A questo proposito si sta sviluppando una vera e propria ingegneria arborea. Un doppio layer di canopy vegetali può potenziare notevolmente il raffrescamento delle aree sottostanti. Alla chioma più alta viene affidata la funzione di prima schermatura. Ciò determina in quella più bassa un potenziamento della funzione di evo traspirazione a cui è affidato il compito, in caso di calura, di mantenere le foglie a temperature più basse rispetto a quella dell’aria. All’interno dell’oasi la temperatura operativa è quindi molto inferiore rispetto a quanto può essere ottenuto con una struttura arborea a semplice chioma. La creazione di pergolati, al di sotto delle strutture arboree più alte, raggiunge risultati ancora interessanti. Il modello di riferimento non è altro che quello che si determina nei boschi dove la presenza di alberi di altezza diversa determina quell’effetto rinfrescante che si percepisce entrando all’interno. La doppia stratificazione della chioma arborea rappresenta la miglior soluzione per la creazione di oasi urbane di dimensione da 1000 a 4000 mq di estensione come quelle previste dalla National Recreation Park Association di Washington.