Pubblicato il 5 giugno 2015

(formazione) Calcestruzzo. Continuo divenire

Calcestruzzi di volta in volta sempre più performanti, fino ad arrivare a quelli di nuova generazione detti UHPC (Ultra High Performance Concrete) in grado di raggiungere elevatissima resistenza meccanica, compattezza, omogeneità, flessibilità, sostenibilità durabilità, ecc., divenendo al contempo una matrice materica di base integrabile, a seconda delle necessità, al fine di migliorare ulteriormente alcune prestazioni oppure per introdurne di nuove.
L’aggiunta di loppa di altoforno o il ricorso a nanotecnologie per l’incremento della resistenza meccanica, l’uso di superfluidificanti per realizzare getti particolarmente complessi (fino ad arrivare ai calcestruzzi autolivellanti), di fibre ottiche di vetro per strutture portanti semitrasparenti alla luce (Light Transmission Concrete o LiTraCon), di agenti aeranti per calcestruzzi termicamente isolanti, di additivi chimici quali il biossido di titanio per realizzare superfici dalle proprietà fotocatalitiche in grado di abbattere gli inquinanti atmosferici, sono solo alcuni dei risultati fino ad oggi raggiunti dalla ricerca ed ampiamente utilizzati nel settore delle costruzioni. La complessità della forma: unione tra funzione e architettura. Utilizzato dai più grandi maestri dell'architettura del XX secolo, come Le Corbusier, Kahn, Scarpa, Tadao Ando, e da quelli contemporanei quali Calatrava, Hadid, Siza, Balmond, Meier, Herzog e Meuron, e molti altri ancora, il calcestruzzo armato assume un nuovo ruolo trasformandosi da materiale per strutture a materiale per superfici. Esso può essere utilizzato in elementi strutturali e di involucro in un’architettura dalle forme plastiche, morbide e sinuose, che vengono messe in risalto e possono fungere sia da elemento di separazione tra interno ed esterno sia da maglia distributiva ed arredo interno. Funzione, collocazione spaziale, forma, estetica e finiture possono quindi essere raggruppate e realizzate attraverso un unico elemento in calcestruzzo armato.


Autore: Alberto Stefanazzi
Pubblicato su Modulo 394/2015