STELVIO

Il complesso a destinazione uffici sorge su un lotto di terreno di mq. 4200 circa, compreso tra Viale Stelvio e via Valtellina.
L'area, in precedenza occupata da un basso opificio, si presentava come uno squarcio fra i nudi fronti delle due case confinanti.
Si è pensato quindi di ricomporre questo strappo nel tessuto urbano con una sorta di bolla di cristallo dall'aspetto vagamente metafisico.
L'dea dominante è la vetrata, a pianta semi-ellittica, che ricopre l'intero manufatto qualificandosi come il segnale forte del progetto.
Una vetrata che corre lungo una linea spezzata: epilogo al culmine degli edifici adiacenti, improvvisa impennata verso l'alto e morbida conclusione con curvatura.
La facciata di vetro trasparente semiriflettente, negli ordini più alti la maggior trasparenza lascia intravedere la sua sagoma, mostrando due piani arretrati dell'edificio. Fasce orizzontali serigrafate nascondono il pacchetto del solaio e si bloccano al momento di incontrare il vuoto dell'atrio. Davanti all'atrio si trova una pensilina sorretta da una grande "scultura", non meramente decorativa, ma con piena funzione strutturale, che culmina con un gigantesco cono in acciaio inox "lanciato" verso l'alto a trattenere gli stralli e il cui vertice punta dritto al centro della curva della facciata, come l'ago di una meridiana.
Gli interni del gigante di vetro sono, a ogni piano, privi di pilastrature intermedie, il che è reso possibile dalla enorme "pancia" della "balena". L'obbiettivo della riqualificazione urbana, in una zona fra le più grigie della città, ha portato gli architetti a questa forte ricerca di simbolismo. Una delle caratteristiche principali di questo edificio sta proprio nella capacità di "farsi interpretare" in modo multiforme da chi lo osserva: ognuno in definitiva, può leggere ciò che vuole e l'oggetto si presta a questo giochino, scatenando in chi lo osserva quel lavoro di mente e di fantasia al quale le metropoli lasciano generalmente poco spazio. Se poi si pensa al fatto che l'utilizzatore finale è una banca, organismo poco affine al genere fantasy, dobbiamo riconoscere che il progetto si colloca in una dimensione di assoluta originalità.
Quanto alla logistica degli spazi interni, i due piani interrati sono destinati agli archivi, agli impianti e un'autorimessa da 200 posti; il pianterreno ospita l'atrio d'ingresso che volumetricamente si sviluppa su quattro piani, da qui si possono raggiungere i 1.200 metri quadrati del cortile-giardino destinato a manifestazioni corali en plein air. Agli uffici (7.000 metri quadri su una superficie lorda di 12.000) sono stati destinati i tre piani superiori (le ali separate dal vuoto dell'atrio) e gli ultimi due (unificati al centro). Infine l'attico, con la grande terrazza che lo contorna, rappresenta una zona di aggregazione, break e rappresentanza.Crediti fotografici: PRP Architettura
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