LE CAVALLERIZZE

Il progetto riguarda il restauro e la riconversione delle Cavallerizze all’interno delle aree del Museo Nazionale
della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Il complesso museale, un’area di oltre quaranta
mila metri quadri, cresce intorno all’edificio monumentale, cinquecentesco, sede fino a tutto il ‘700 del Monastero
degli Olivetani. Nell’Ottocento il Monastero venne trasformato in Caserma Militare e a metà del secolo,
in periodo austriaco, furono costruite delle cavallerizze dove un tempo sorgeva il giardino del Monastero. I
bombardamenti del ‘43, oltre a distruggere buona parte dei chiostri dell’edificio monumentale, compromisero
gravemente tutti i corpi di fabbrica delle Cavallerizze. Se il Monastero venne ristrutturato interamente dagli architetti
Piero Portaluppi, Enrico Agostino Griffini e Ferdinando Reggiori e aperto nel ‘53 come sede del Museo
della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci, le Cavallerizze furono lasciate al degrado.L’adattamento museale delle Cavallerizze, oltre a rendersi necessario per ampliare gli spazi espositivi del
Museo, rientra in un ampio progetto in corso di riqualificazione delle aree esterne verso via Olona. Un progetto
su scala urbana che tende a semplificare la comprensione delle stratificazioni architettoniche avvenute nei
secoli, restituendo un rapporto visivo e funzionale del Museo con la città e le nuove infrastrutture metropolitane.L’intero progetto di recupero, trattandosi di edifici storici, è stato seguito in tutte le sue fasi anche dal Segretariato
Regionale per la Lombardia (già Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici): insieme
all’architetto Daniela Lattanzi, responsabile unico del procedimento e della tutela architettonica, si è instaurato
un dialogo concreto e costruttivo sul metodo progettuale più corretto per tutelare i caratteri tipologici delle
Cavallerizze inserendosi con un progetto di architettura contemporanea. Il progetto architettonico, costituito da un percorso lineare e ottenuto da un volume di sottrazione dei muri originari,
si imposta sull’asse storico dell’edificio Monastico, la crociera dei due chiostri, e ripercorre quello che
un tempo era il camminamento centrale del giardino storico. L’assialità con l’architettura del Monastero aiuta
la comprensione del progetto anche da molto lontano e restituisce alla città una prospettiva naturale sulla
parte più significativa dell’edificio storico. Il Museo si apre su Via Olona e sulla città, in diretta continuità con
le fermate dei trasporti pubblici urbani, con l’obiettivo di favorire un’intuitiva organizzazione dei flussi museali
che un domani, terminati i lavori di riqualificazione delle aree esterne, utilizzeranno le Cavallerizze come
ingresso principale al Museo. Il percorso prospettico, lungo circa ottanta metri e alto nove, attraversa tutti gli ambienti delle Cavallerizze:
da un lato delimitato da un muro di taglio continuo e monolitico, rivestito con un intonaco rigato e cementizio,
dall’altro, all’interno, si apre sui volumi restaurati e ricostruiti delle Cavallerizze, gli spazi espositivi, mentre
all’esterno e in copertura viene rivestito da pannelli di Alucobond antracite, un materiale tecnico e resistente,
costituito da lastre composite in lega di alluminio e da un nucleo termoplastico ad alta densità. La scelta apparentemente
brutalista di una parete di taglio cementizia è stata fatta per sottolineare l’idea progettuale della
sottrazione, per sostituire le facciate mancanti nelle prime cavallerizze e definire un percorso di distribuzione
museale ordinato e progressivo.Anche il progetto degli impianti sfrutta l’assialità longitudinale data dal volume di taglio e si integra volutamente
al progetto architettonico: un unico elemento aereo, costituito da una trave reticolare lunga ottanta metri e
rivestita con una rete in acciaio, attraversa le Cavallerizze e contiene gli impianti per la distribuzione dell’aria
fredda e calda, l’impianto elettrico e la rilevazione antincendio.

Da un punto di vista conservativo, l’obiettivo primario del progetto è stato quello di evidenziare gli elementi di
valore della struttura originaria come le ampie finestre ad arco, le lunette dove preesistenti, l’orditura del tetto
con il sistema delle capriate lignee e in generale, l’ordine modulare dell’impianto che ne distingue la tipologia
architettonica.

I due corpi meglio conservati e solo superficialmente ristrutturati negli anni 50’, adibiti prima a siloteca poi
a deposito del Museo, erano gli unici a riportare la struttura primaria originale; oltre a trattare e rinforzare le
capriate lignee esistenti e le mensole lapidee, è stata ricostruita la struttura secondaria, sostituito il pacchetto
di copertura e riaperte le grandi lunette sopra gli archi di ingresso. 
L’unica parte ancora originale dei quattro corpi verso via Olona, mai restaurati e a cui è stata sottratta una
parte per uno scorporo di proprietà, è un prospetto di cui rimanevano traccia solo i portali e le finestrature,
comunque tamponate. In questo caso i volumi sono stati ricostituiti rispettando le proporzioni e i materiali
dell’architettura originale, la struttura delle coperture riprogettata in carpenteria e mantenendo lo stesso passo
delle capriate lignee originali, i resti delle murature in mattoni sono stati restaurati ed integrati in modo da
rendere leggibile la loro tessitura con le stratificazioni lapidee e metalliche del tempo. 
Foto di Henrik Blomqvist
1637 posts in Realizzazioni