MIU MIU AOYAMA STORE

“Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un luogo che raccoglie tanti marchi del lusso, Miyuky Street nel quartiere di Aoyama a Tokyo non è particolarmente bella o elegante.
L’architettura è eterogenea con edifici privi di tradizione storica e di codici comuni. La strada, che non è mai stata immaginata come spazio autonomo, è un puro collegamento tecnico e funzionale tra Omotesando e il cimitero di Aoyama Reien che si trova in fondo alla strada.
Tokyo è città pura ed essenziale, il suo territorio è sfruttato al massimo senza alcun margine di manovra per l'individualità che diamo per scontata nelle città europee. Per il Miu Miu store, dal momento che le norme di zonizzazione richiedevano una minore altezza, abbiamo pensato più a una casa che un grande magazzino, più a qualcosa di nascosto che aperto, a qualcosa di più sobrio che stravagante, più opaco che trasparente. Il modello tipologico che meglio si adattava a queste considerazioni e caratteristiche era una scatola collocata direttamente al livello della strada, con il coperchio leggermente sollevato a segnare l’entrata e consentire ai passanti di guardare all’interno.
Solo allora si rendono conto che l’edificio è un negozio. Qui, sotto la copertura sovradimensionata, l’interno a due piani è visibile a colpo d’occhio, come se il volume fosse stato affettato con un grosso coltello, invertendo l’interno con l’esterno. I bordi arrotondati e morbidi delle superfici in rame interne incontrano taglienti spigoli in acciaio sull’esterno della scatola metallica, mentre le nicchie rivestite in broccato, simili a caverne, fronteggiano lo spazio centrale del negozio come palchi in un teatro. Il negozio disposto su due alti piani non si limita a presentare i prodotti su tavoli e in vetrine, ma è anche come una casa spaziosa e confortevole, con divani e poltrone che invitano alla sosta. La facciata a pannelli in acciaio, sobria, priva di logo, è una superficie specchiante levigata, come se un’unica enorme pennellata avesse aperto uno squarcio di luce sulla sua opacità. Questa superficie attira lo sguardo e la curiosità dei passanti. Ma invece di consentire la vista all’interno, come in una vetrina, lo sguardo è rovesciato; in luogo dell’attesa vetrina trasparente, chi osserva incontra il proprio riflesso. Per quanto la strada non sia un luogo che incoraggi l’indugiare e il guardarsi attorno, l’edificio stesso vi sta come un gesto che estende l’invito a entrare e fermarsi per qualche tempo.”

Crediti fotografici: Nacasa & Partners.
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