HOLCOM HEADQUARTER

In un luogo che da sempre è tra i più attivi centri finanziari e culturali del Medio Oriente, Beirut, la “città che non muore mai”, L22 progetta un edificio che sarà il nuovo Headquarter di Holcom.
Il progetto dell’involucro è studiato per massimizzare la luce naturale all’interno dell’edificio e allo stesso tempo proteggere dall’irraggiamento solare.
L’interno, progettato grazie alla consulenza di DEGW, è improntato alla massima efficienza degli spazi, alla flessibilità d’uso nel tempo e al comfort ambientale.
La qualità percepita dello spazio è ottenuta grazie ad accurati movimenti dei volumi interni.
Tra Pierre Gemayel e Emile Lahoud, arterie veloci che tagliano la “greater Beirut” da nord a sud nella parte orientale della città, il nuovo Headquarter della società Holcom è un grande edificio di 7 livelli fuori terra tra nucleo urbano e vista sulle colline.
Il progetto di L22 si inserisce inizialmente in uno schema strutturale già in parte determinato, ma aggredisce da subito la profonda (e non facile) geometria del lotto con un concept architettonico che segue alcuni principi privilegiati: l’equilibrio tra valorizzazione delle superfici e massima vivibilità degli spazi; la razionale gestione dei flussi interni ed esterni; l’ottimizzazione di tutti gli aspetti energetici e ambientali uniti a una rappresentatività architettonica anche sperimentale; e inoltre, avendo adottato regolamentazioni internazionali che vanno al di là delle richieste specifiche del contesto, la lungimiranza nel dare il più ampio valore all’edificio nel tempo. Il tema ambientale è di primaria importanza.
La facciata, innanzitutto: pur immerso nella forte intensità luminosa di Beirut, il progetto dell’involucro è studiato per massimizzare il day-lighting, riducendo così l’uso di luce artificiale, e allo stesso tempo proteggere dall’irraggiamento solare le superfici esposte.
Un pacchetto formato da due sottosistemi: un curtain wall vetrato e continuo, posizionato a 20 cm oltre il bordo di soletta per fare spazio a una fascia di coibentazione termica e acustica efficace, e una schermatura esterna che avvolge l’edificio modulando ad hoc la propria densità. Questa, elaborata con l’aiuto di un software specifico, è costituita da diversi elementi di grigliato metallico più un elemento cromato che, aggregati fuori opera in cinque sequenze differenti (famiglie), formano moduli eterogenei che creano insieme un effetto pixel randomizzato in facciata: il tutto è “casuale”, visivamente, ma del tutto mirato dal punto di vista del controllo solare. Tale pelle esterna punta infatti su tre obiettivi: creare un effetto di variazione serializzata, dare unità all’articolazione volumetrica dell’edificio e ottenere ovunque un fattore solare ≤ 0,1.
Ne risulta un pattern dinamico che stempera la massa dell’edificio alleggerendo il solido basamento del piano terreno rivestito con pietra locale.
Crediti fotografici: Ieva Saudargaite
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