Intervista a Sandro Favero, F&M Ingegneria - Lo studio: struttura, relazioni, storia

Modulo: Vita da studio… come siete organizzati? Come funzionano l’organizzazione del lavoro e la distribuzione delle competenze? Quali sono state le tappe essenziali della vostra crescita? 

Sandro Favero: Il nostro studio conta circa 80 tra collaboratori e dipendenti. La direzione è affidata a 6 soci – oltre a me (Sandro Favero, fondatore dello studio, n.d.r.) ci sono Alessandro Bonaventura, Tommaso Tassi, Giampaolo Lenarduzzi, Federico Zaggia, Gisella Rizzi (partner già da tempo e tutti interni alla società) – ai quali sono delegate funzioni di direzione diverse. Lo studio è organizzato in 4 macro settori: strutture, edilizia, infrastrutture, project management. Ogni partner segue in particolare un settore e assume le responsabilità dei singoli progetti a lui affidati; organizza e gestisce il proprio team. Ci sono poi i responsabili di disciplina e i referenti di commessa. I momenti settimanali d’incontro tra i partner sono essenziali per condividere le informazioni e confrontarsi nei temi progettuali più significativi. Dopo un lungo e proficuo sodalizio, l’uscita di Maurizio Milan ha consentito di aumentare le autonomie professionali dei singoli partner, consentendo a F&M uno sviluppo basato su un modello organizzativo policentrico, integrato con un collaudato processo di gestione. 
L’incremento delle commesse estere testimonia le capacità organizzative della nuova F&M ingegneria e riflette altresì la realtà multidisciplinare dei progetti che i nostri Clienti ci richiedono. L’ambiente di lavoro è piacevole e allo stesso tempo stimolante e creativo, con giovani professionisti di diverse nazionalità e competenze specifiche che lavorano insieme in un open-space immerso nel verde e nella tranquillità della campagna veneta. La mia vita professionale coincide con la storia di F&M Ingegneria. Alcune opere alle quali abbiamo collaborato hanno rappresentato momenti significativi per la ricerca, vere e proprie tappe di crescita progettuale, fondative per le evoluzioni future. Tra le altre: Prometeo, si è trattato di un’opera preceduta dall’esperienza fatta per l’IRCAM (Istituto Contemporaneo di Ricerca Acustica e Musica) negli anni settanta a Parigi. Il progetto è nato da un’idea di Luigi Nono, che nel maggio del 1983 propose a Renzo Piano Building Workshop di ideare uno “spazio musicale” per un’opera alla quale stava lavorando. Nasceva da ciò la necessità di uno spazio che consentisse un nuovo rapporto tra spettatori ed esecuzione musicale: l’idea era di sovvertire l’impostazione della sala tradizionale. Lo ‘spazio musicale’ era stato pensato come fosse un grande liuto, uno strumento musicale realizzato in legno e dalle dimensioni talmente dilatate da contenere dentro di sé l’intera azione musicale, pubblico compreso. 
L’ingegnerizzazione di questo pensiero progettuale e artistico insieme ha significato l’inizio di un appassionato rapporto con il legno, sviluppato a più riprese, con i caselli autostradali di Udine Tarvisio nel 1985 in cui si è sperimentato l’uso del lamellare, utilizzando strumenti di calcolo, per allora, sofisticati, che ci ha visto antesignani nell’uso di software per l’analisi delle strutture, fino al culmine progettuale raggiunto con la Fiera e il Palazzo dei Congressi di Rimini di GMP Architekten von Gerkan, Marg und Partner; esperienza entusiasmante che ha visto F&M impegnata nella creazione di un nodo-giunto della maglia romboidale della copertura che mai si era sperimentato. Si tratta di un sorta di “pacchetto” che vede accoppiate le travi in legno lamellare, opportunamente fresate, con delle piastre d’acciaio, rese solidali dall’iniezione di malta espansiva. Esternamente appare solamente il materiale ligneo. Questa tecnologia è stata poi trasferita in altri progetti di Fiere in Cina ed in Germania progettate da GMP. 
La competenza di F&M, oltre alla progettazione di strutture complesse in legno, si estende anche alle strutture metalliche, a partire ad esempio dal complesso industriale di Alessia Chieti nel 1989; la Vela e il Laguna Palace con DHK, Peter Fehrsen Architect, all’epoca la più grande copertura in Europa, per la quale F&M ha messo a punto un sistema di fissaggio dei pannelli in vetro, evitando la bucatura del vetro stesso, che rende fragile l’attacco, attraverso la pressione degli angoli del pannello tra due dischi in acciaio, collegati con un bullone. Anche questa tecnologia, all’epoca innovativa, è stata poi ripresa nel ponte di Tiblisi. Gli studi dei dettagli costruttivi e le varie sperimentazioni sono state poi riprese in importanti progetti con Herzog & DeMeuron per Prada, nelle esperienze in Cina di edilizia sostenibile con Mario Cucinella, dove si è incontrata la massima espressione nello sviluppo della tecnologia del vetro applicata proprio nella realizzazione dell’edificio SIEEB. 
Altri casi esemplari di evoluzione delle sperimentazioni relative ai nodi di dettaglio sono i padiglioni Expo 2010 a Shanghai, progetto di Archea, il Pala Hockey di Arata Isozaki a Torino nel 2005, i progetti più recenti di Ecobuilding a Podgorica, Oman e Qatar e i padiglioni del Cile (con la copertura in lamellare), della Germania e della Cina a Milano per l’Expo 2015. Se vogliamo indicare dei momenti topici, sicuramente gli anni Ottanta con il legno lamellare, gli anni Novanta e gli anni 2000 con l’acciaio ed il vetro.
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