Intervista a Sandro Favero, F&M Ingegneria - Italia ed estero, due realtà a confronto: Cosa rende gli altri paesi europei più ospitali nei confronti di ingegneri e progettisti?

Modulo: La sua società si posiziona come uno dei gruppi di engineering più significativi e accreditati a livello europeo. Come valuta, dall’osservatorio privilegiato di “ingegnere internazionale”, le opportunità e le difficoltà di lavorare in Italia in relazione a quelle presenti all’estero? Non pochi progettisti ne parlano come di un “ambiente ostile” per il Progetto.

Sandro Favero: Negli altri stati europei abbiamo trovato sicuramente minori difficoltà per ottenere le autorizzazioni a procedere che condizionano spesso i tempi e i budget delle iniziative immobiliari in Italia. L’engineering di alta qualità è comunque capace di adeguarsi e comprendere appieno le diverse realtà degli altri stati e delle rispettive culture. In Cina, per esempio, seppure l’ingegneria e il calcolo siano di tipo schematico, esiste una notevole apertura all’innovazione e una grande apertura nei confronti dei progettisti stranieri. Alcuni Paesi arabi come Oman e Qatar adottano principalmente normative inglesi americane. Per lavorare negli stati esteri servono capacità di adattamento e flessibilità mentale da parte dei progettisti, per offrire innovazione nel rispetto dei codici e delle normative locali. Noi italiani siamo messi nella condizione di dover superare maggiori difficoltà rispetto ai colleghi anglosassoni che operano in patria e nel mondo con i medesimi codici e la stessa lingua; qualche volta però la nostra creatività e il nostro ingegno riescono a farci apprezzare da quei Clienti stranieri che cercano qualità ed esclusività.

La contrazione del mercato italiano ha reso la proiezione verso l’estero ormai una condizione fondamentale per lavorare. E subito emerge il primo problema, la dimensione degli studi di ingegneria in Italia: il numero di addetti, rispetto a quelli esteri è di 1:10, ma non si tratta di un problema meramente numerico, in realtà multidisciplinarietà e integrazione delle competenze sono impossibili da attuare se non si può contare su professionisti con attitudini ed esperienze diversificate. Per questo gli studi italiani, composti da un numero ridottissimo di addetti sono poco o nulla competitivi sui mercati internazionali che esigono di avere come interlocutori professionali società interdisciplinari.

In Italia, inoltre, manca la figura del Project Manager per la gestione efficiente del progetto nelle varie fasi. E’ una figura fondamentale che deve coordinare le esigenze del Cliente e dare informazioni utili al progettista, con l’obiettivo che l’opera si evolva nella piena integrazione delle discipline. Anche in Italia, grazie all’ingresso di un sempre crescente numero di operatori immobiliari stranieri, si sta diffondendo questo ruolo.

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