Variazioni Architettoniche: il modello digitale

La produzione industriale nel settore delle costruzioni fa da lungo tempo riferimento alla serialità e alla standardizzazione come strumento per il controllo della qualità, per il soddisfacimento di elevati quantitativi in tempi rapidi e per il contenimento dei costi. Molti prodotti industriali sono infatti seriali, ripetitivi, a bassa qualità tecnologica ed economici (si pensi al laterizio, al calcestruzzo o altri materiali tipici del settore) e ben si integrano nel tradizionale processo di costruzione di un’opera di architettura legato a logiche di sviluppo sequenziali e basate sul disegno. Tuttavia la logica tradizionale di sviluppo di un prodotto trova oggi, per alcuni materiali, prodotti e tecnologie, un senso di inadeguatezza per via di un'evoluzione che sembra muoversi su almeno due versanti. Da un lato lo sviluppo esponenziale di strumenti di modellazione digitale che consentono il controllo della geometria e l’implementazione di una grande quantità di dati nel progetto e dall'altro la rapida evoluzione delle macchine a controllo numerico che consentono di associare la precisione della produzione industriale alle caratteristiche del progetto di architettura. Sul primo versante si sono sviluppati nell'ultimo decennio programmi digitali di progettazione che fanno riferimento a sistemi di tipo parametrico, ossia dove il disegno sviluppato in tre dimensioni possiede delle caratteristiche che collegano le informazioni tra di loro tramite funzioni che rendono la variazione dipendente dall'andamento di una funzione. Molti gli applicativi presenti sul mercato e in forte proliferazione, da Revit di Autodesk (BIM – Building Information Model), a Generative Components di Bentley, a Digital Project di Gehry Tecnologies evoluzione per le costruzioni del pioniere Catia di Dassault, una plug-in di software di modellazione delle forme come Grasshopper per Rhino e molti altri. Ogni software ha potenzialità e limiti, essendo alcuni molto forti sulla implementazione di dati (come i BIM), ma deboli sulla libertà di gestione di forme complesse, altri al contrario molto agili nella modellazione geometrica, meno nel rapporto con informazioni tecniche, anche se tutti sono alla ricerca di incrementare la possibilità di introdurre precise regole geometriche (anche attraverso scripting dedicati) per ottimizzare il rapporto tra forma e costruzione. Il modello digitale non assume più, come in alcuni contesti delle avanguardie, solo un valore rappresentativo e formale (i primi software parametrici provenivano dal mondo dell’animazione digitale), ma piuttosto è il luogo dove le informazioni per la costruzione del progetto possono avere una prima strutturazione. In maniera complementare e autonoma allo stesso tempo, l’industria cerca di adattarsi a un contesto mutevole, un mercato non omogeneo, a una contrazione dei tempi sostituzione dei prodotti e della costruzione in generale, alle richieste di geometrie variabili, con una produzione personalizzata capace di ‘modellarsi’ alle istanze di ogni progetto, pur mantenendo la sostenibilità economica. 
Questo modello di sviluppo può essere perseguito solo con macchine utensili a controllo numerico, con molteplici assi di rotazione e robot collaborativi, un tempo appannaggio di lavorazioni non convenzionali oggi diffondibili grazie all’ottimizzazione economica dei processi. A seconda del tipo di macchine a controllo numerico impiegato e del grado di variazione previsto, la personalizzazione della produzione industriale può essere suddivisa in tre gradi di complessità: - personalizzazione della linea – indica quando un componente o elemento viene prodotto su misura per il singolo progetto (file2factory), attraverso l’ingegnerizzazione della produzione e la variazione della supply chain; - personalizzazione del prodotto – da un prodotto base vengono modificate, dimensioni, spessori, proprietà, caratteristiche o prestazioni (mass customization), senza che la linea produttiva venga sostanzialmente modificata; - personalizzazione del materiale – indica l’ibridazione di materie prime e in vista della progettazione di una prestazione specifica, grazie alla manipolazione chimica che li rende multi-funzioni; spesso vengono sviluppati materiali innovativi frutto del trasferimento tecnologico da altri settori e dell’applicazione di nanotecnologie. 
Queste diverse forme di personalizzazione della produzione ruotano intorno al concetto di innovazione per il progetto di architettura, inteso, da sempre, come luogo di ‘raccolta’ di informazioni, dove ciò che cambia è la contrazione della verifica della costruibilità degli elementi che vengono, per alcune tecnologie, anticipate rispetto alla tradizionale filiera costruttiva. L’idea di un'informazione rigorosa, ma non oppressiva rispetto alle diverse fasi, consente di mantenere quella unicità del progetto di architettura che ne rappresenta la ricchezza precipua ed evita che la sovrabbondanza informativa crei omologazione e la banalizzazione delle soluzioni costruttive e, quindi, architettoniche.
E’ chiaro che modalità produttive avanzate non sono destinate a sostituire in toto quelle tradizionali che per alcuni materiali e lavorazioni sono condizione necessaria per la corretta realizzabilità dell’opera. Tuttavia è presumibile aspettarsi che il cantiere diventerà un luogo sempre meno approssimativo del progetto della costruzione soprattutto laddove le modalità costruttive faranno riferimento a tecniche di assemblaggio a secco e a prodotti industriali.

Autore: Ingrid Paoletti
Photo Credits: Moreno Maggi
Pubblicato su Modulo 404/2010

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