Se i consumi estivi superano quelli invernali

Modulo: La normativa italiana è adeguata per garantire risparmio energetico nell’edilizia residenziale in fase estiva?
Alessandro Stazi:
A mio avviso no in quanto il modello di involucro che viene proposto, derivato dalla cultura normativa nord europea, è lontano da quello della casa tradizionale dei climi temperati e rivela tutti i propri limiti nel funzionamento nelle stagioni intermedie e soprattutto in estate. La normativa infatti indirizza verso edifici super coibentati e non induce i progettisti a verificare che cosa comporta in termini di comfort (soprattutto in fase estiva) l’adozione delle soluzioni utilizzate. Per quanto riguarda le coperture la norma consente l’adozione di tetti coibentati a bassa massa e per le pareti richiede valutazioni in regime semi-stazionario che però non permettono ai professionisti di verificare il comfort che si ottiene con il coibente posto all’interno o all’esterno della massa. Una soluzione che preveda il coibente all’interno delle pareti e una super coibentazione sulla copertura comporta gravi problemi di discomfort in fase estiva in quanto non sono attenuate le escursioni termiche (e igrometriche) derivanti dai carichi interni (effetto serra, persone, macchinari).
Nella normativa dovrebbe essere introdotto un minimo per la capacità termica areica periodica interna per garantire comfort termico e igrometrico. La norma è inoltre poco chiara sulla riduzione al minimo delle superfici finestrate negli edifici, che è assolutamente indispensabile nei nostri climi per evitare l’effetto serra. Chi progetta non sempre tiene conto che tra l’equinozio di primavera e quello di autunno l’insolazione delle pareti nell’emisfero nord è molto forte: nel giorno del solstizio d’estate a Palermo la presenza del sole è prevalente è più dannosa nell’emisfero nord rispetto a quello sud.

Modulo: Le strategie estive puntano sull’inerzia dell’involucro e su masse d’aria in movimento, quindi sul controllo di temperature superficiali e dei moti convettivi; in genere non viene citata l’umidità relativa dell’aria, i cui grandi valori generano grande discomfort. Quale contrasto si può operare in questo senso?
Alessandro Stazi:
Dai nostri studi risulta che ai fini del comfort e del risparmio la ventilazione degli ambienti deve essere esclusivamente notturna e che la massa interna deve attenuare le escursioni di temperatura e umidità relativa. L’umidità relativa non risulta controllabile con metodi naturali e l’utilizzo di deumidificatori comporta costi elevati.

Modulo: Volendo ricorrere anche all’impianto, quale tipologia conviene adottare, eventualmente in abbinamento all’invernale, sempre in ottica di low energy?
Alessandro Stazi:
L’impianto a bassa temperatura a pavimento può essere utilizzato con uguale efficacia per il riscaldamento invernale e per il raffrescamento estivo. Deve essere, in ogni caso, verificato in che condizioni di umidità relative stiamo lavorando in quanto con altri tenori si potrebbero innescare fenomeni di condensa.

Modulo: Quali le maggiori criticità in un progetto estivo?
Alessandro Stazi:
Come già accennavo la criticità risiede nel fatto che la norma indirizzata alla supercoibentazione e alla realizzazione di edifici ben diversi da quelli della tradizione doveva fornire comfort senza uso di impianti.
Anche la poca chiarezza riguardo le aperture finestrate (specie ad est – ovest e nord) non giova ad un progetto estivo che determini comfort ambientale e non induca all’acquisto di impianti di condizionamento deleteri per i consumi di energia.  

Pubblicato su Modulo 356/2009
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