I mutamenti climatici e i nuovi modi di costruire

Non ci sono certezze definitive sulla tropicalizzazione del nostro clima. Ma a fronte di recenti eventi climatici è corretto pensare a correzioni nei dati di progetto. Soprattutto per le radiazioni, i venti e i regimi pluviometrici.
Si sta verificando, anche per il nostro paese, una estremizzazione di alcuni eventi climatici, da alcuni indicati come segno inequivocabile di “tropicalizzazione”. I recentissimi fatti della Toscana e del Veneto, con smottamenti e inondazioni connesse a piogge di intensità enorme se rapportata alle serie storiche pregresse, sono purtroppo una evidenza del fatto che il surriscaldamento non provoca solo fenomeni che “forse” ci interesseranno nel futuro (innalzamento delle acque) ma induce già oggi cambiamenti importanti che vanno a impattare sulla nostra vita e, cosa che cercheremo di focalizzare nel seguito, sul nostro modo di costruire.
Il mutamento nelle temperature, nella piovosità, nell’intensità dei venti, nella radiazione solare, sta introducendo quindi fatti nuovi che impongono di mutare l’approccio costruttivo e sensibilizzare lo sviluppo di ricerche volte a capire come dovremo costruire nel futuro se questi cambiamenti continueranno e si realizzeranno compiutamente.
Ma andiamo per punti.
Un aspetto, sul quale oramai la letteratura è abbastanza ampia, riguarda la necessità di mutamento della costruzione in relazione alla necessità di “impedire” o almeno attenuare i cambiamenti climatici.
Negli ultimi anni abbiamo radicalmente cambiato, con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, il nostro modo di costruire, raddoppiando, triplicando, quadruplicando gli spessori di isolante prima usuali.
Se nel futuro dovessimo fare i conti con temperature di picco più elevate in estate dovremmo non solo isolare gli edifici ma garantire la presenza all’interno di questi di una massa sufficiente a smorzare l’inevitabile innalzamento delle temperature causato dalle superfici finestrate ed a impedire (per questo effetto) un uso eccessivo degli impianti di climatizzazione che causerebbe una attenuazione degli effetti benefici dell’isolamento.
L’aver isolato fortemente ogni elemento della costruzione ha ridotto infatti fortemente i flussi termici passanti nelle strutture murarie. Questa attenuazione porta, come conseguenza, il forte innalzamento delle temperature sulle superfici esterne (se il calore non passa fa salire di temperatura la superficie esterna) in estate e il forte abbassamento in inverno (per via dei fenomeni di reirraggiamento non compensati dai flussi termici passanti interno-esterno). Di fatto già oggi, come dimostrato in alcune ricerche la porzione esterna dell’involucro, soprattutto nei periodi nei quali si manifestano condizioni estreme, si trova costretta a temperature massime e minime estremizzate rispetto a quelle proprie delle strutture a medio-basso isolamento con conseguenze importanti sul piano della durabilità. Ma non si sono ridotti solo i flussi termici, anche quelli di vapore. Come conseguenza del fortissimo isolamento la porzione muraria interna si trova costretta a subire fortissimi accumuli igroscopici prima non esistenti, con rischi per la formazione di muffe e quindi per la salute degli abitanti.
Il tetto ed il sistema di raccolta delle acque ad esso connesso sarà invece l’elemento della costruzione maggiormente interessato sotto il profilo pluviometrico. Faccio alcuni esempi.
La sovrapposizione delle tegole è “storicamente” determinata dalla UNI 9460. Questa norma riporta un prospettino nel quale si indica che la sovrapposizione è funzione della pendenza e che a certi tipi di tegole vanno associate a specifiche pendenze.
Questa tabella di per se non avrebbe molto valore se non fosse che, essendo codificata in una norma UNI, rappresenta il riferimento per un Giudice in caso di contenzioso per eventuali infiltrazioni d’acqua. Nel momento in cui diventassero molto frequenti eventi piovosi di particolare intensità, questa tabella diventerebbe non solo obsoleta, ma pericolosa, perché rischierebbe di dare sicurezze, che, per i mutamenti climatici in atto, potrebbero non essere più tali.
Altro aspetto riguarda l’intensità dei fenomeni ventosi. Nel Veneto (regione sfortunata da questo punto di vista), nell’estate appena trascorsa, si è verificato un episodio ventoso di particolare intensità che ha causato danni ingenti a moltissime coperture. In particolare si sono sollevati numerosi manti, ed i componenti sono stati lanciati a decine di metri di distanza con notevolissimi danni per le costruzioni e per le persone. Lo cito solo perché alcuni produttori di tegole si sono allarmati di questo episodio (purtroppo già ripetutosi in passato) e si sono chiesti se i sistemi di fissaggio meccanico che sono previsti, sempre per le norme UNI in alcuni punti delle coperture, dovessero trovare nuove configurazioni in relazione alla frequenza sempre maggiore con cui si avvertono questi fenomeni.
Preferisco sostenere che sarebbe opportuno cominciare ad avviare studi, nel campo della costruzione, volti a valutare i cambiamenti necessari a livello della costruzione.

Autore: Marco D'Orazio
Pubblicato su Modulo 366/2011
Categorie: 
256 posts in Approfondimenti