La qualità energetica nel settore edilizio

Modulo: Basandosi sul suo vissuto personale, quali sono stati i motori (non specificamente tecnici) e i momenti del cambiamento?
Giuliano Dall’O: La qualità energetica nel settore edilizio in Italia è un problema che si inizia a porre a partire dagli anni sessanta in coincidenza con la prima crisi energetica. Una reazione, quindi, spinta dalla necessità di intervenire in una situazione nella quale ci si accorge della vulnerabilità del nostro Paese di fronte al fattore “energia”, fino ad allora scarsamente considerato. La prima legge che detta le regole sul modo di costruire con una consapevolezza energetica è la 373 del 76, una legge rivoluzionaria per quei tempi e di fatto una linea di confine tra un modo di progettare il sistema edificio-impianto in modo empirico e grossolano (senza spesso un calcolo vero e proprio) ed un modo di progettare più analitico, osservando regole ma soprattutto vincoli. Sempre sotto la spinta emotiva di allora, agli inizi degli anni ’80, si inizia a parlare di un possibile uso delle fonti energetiche rinnovabili ed in particolare dell’energia solare. Nel settore delle costruzioni assistiamo ad una serie di interessanti iniziative: edifici ad alta valenza energetica realizzati per lo più attraverso programmi di incentivazione rivolti all’edilizia convenzionata. Da parte degli utenti, tuttavia, manca la consapevolezza ma soprattutto la cultura nell’accettare modelli residenziali diversi: si teme che l’innovazione possa portare a delle complicazioni dal punto di vista gestionale al punto che, al momento della scelta, gli utenti preferiscono vivere in edifici tradizionali. Il mercato dei componenti impiantistici ovviamente si muove ma, salvo rari esempi, con grande improvvisazione giustificata spesso dalla scarsa esperienza. I primi impianti solari sono un vero fallimento: i componenti non resistono che per pochi anni e poi si deteriorano. La cosiddetta edilizia bioclimatica non incontra il successo sperato: il mondo delle costruzioni perde una grande occasione e le spinte più conservatrici prevalgono tanto che per anni si continua di fatto a costruire nello stesso modo. Le tecnologie impiantistiche, dal canto loro, si evolvono: sistemi e componenti ad elevata efficienza sono disponibili ma nella cultura edilizia ancora considerati degli “intrusi”. Negli anni successivi, ad inizio anni ’90, assistiamo a due fenomeni quasi contemporanei: il costo dei combustibili non è più un problema e la loro disponibilità è garantita. Sembra quindi superata l’emergenza economica e la politica e le previsioni degli esperti che stimavano l’esaurimento delle scorte in pochi decenni. Dall’altra parte una nuova emergenza si profila all’orizzonte: quella ambientale.
La legge 10/91, strumento attuativo del Piano Energetico Nazionale, introduce l’obbligatorietà della pianificazione energetica, definisce regole più restrittive per la progettazione energetica degli edifici e parla per la prima volta di “certificazione energetica”. Una legge buona, una delle migliori nel panorama europeo, che però non trova una sua completa attuazione. Molti dei decreti attuativi previsti non vengono mai emanati e quindi, molti degli articoli della legge inapplicati. La modifica del titolo V della costituzione affida alle Regioni la delega per legiferare in tema di energia. Una ulteriore complicazione che viene in parte risolta attraverso un lavoro di integrazione tra regioni, ministeri competenti e organi tecnici con l’obiettivo di individuare linee guida coerenti  con gli orientamenti comunitari, anche se la macchina, più complessa, non produce alcun risultato concreto. Ed è proprio dall’Unione Europea che arriva il motore che porterà l’ultimo cambiamento.
Le importazioni di fonti energetiche convenzionali dell’Europa, attualmente pari al 50%, potrebbero arrivare ad un 70% nel 2030 se non saranno attuate serie politiche di contenimento dei consumi. E il settore edilizio (residenziale e terziario), responsabile del 40% dei consumi di energia, in questo contesto gioca un ruolo importante. Sono pertanto indispensabili regole comuni per indirizzare finalmente il settore edilizio verso un approccio sostenibile. 

Modulo: Come ritiene di essere intervenuto nel cambiamento, in quale misura e secondo quali modalità di averlo influenzato?
Giuliano Dall’O: Nella mia vita professionale ritengo di aver avuto tante possibilità, tante opportunità di poter operare a vari livelli sviluppando delle sinergie che trovano proprio nella qualità energetica degli edifici un comune denominatore.
Ho avuto la fortuna di occuparmi di energia già dai primi anni ottanta e di vivere quei periodi caratterizzati da grandi entusiasmi ma anche da grandi delusioni. Credo di aver fatto tesoro delle esperienze positive ma di aver sviluppato una sufficiente esperienza che mi ha consentito, negli anni successivi, di seguire e in parte contribuire all’evoluzione del settore con un approccio positivo ma allo stesso tempo cauto. In tutti questi anni credo di aver inciso sui cambiamenti innanzi tutto scrivendo e contribuendo a diffondere delle conoscenze, che non sono altro che esperienze acquisite sul campo, con l’obiettivo di abbattere quelle barriere non tecnologiche ma culturali che spesso sono dei veri ostacoli all’attuazione dei cambiamenti. Ho contribuito con pubblicazioni divulgative su riviste ma anche attraverso la pubblicazione di manuali, quindi strumenti di progetto: un manuale sull’energia solare in edilizia e un manuale sugli impianti nell’architettura.
Il mio ruolo di docente all’interno del Politecnico di Milano è stata per me una importante opportunità per sviluppare attività di ricerca applicata, sempre su tematiche legate alla fisica degli edifici, che mi hanno portato ad elaborare metodologie di analisi che sono diventate oggetto di varie pubblicazioni. Lavorare all’interno del dipartimento BEST, un dipartimento di tecnologia dell’architettura, mi ha particolarmente stimolato ad avere un approccio integrato con i colleghi che come me vedevano l’edificio come elemento catalizzatore di competenze multidisciplinari.

Pubblicato su Modulo 303/2004
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