La formula inglese per il retrofit energetico dell'edilizia sociale

In misura più dinamica rispetto ad altre nazioni europee e con un particolare slancio innovativo, il ruolo vitale che può giocare la riqualificazione degli edifici è chiaramente percepito dal Governo e dagli stakeholders operanti nel settore edilizio britannico: l’unico modo per rendere efficace la sfida dell’efficienza energetica ed ecologica è quello di rinnovare gli edifici esistenti attraverso programmi di deep renovation e mass retrofitting. Tradotto in termini numerici, significa migliorare il rendimento energetico degli edifici di circa l’80%, attraverso l’uso di tecnologie avanzate, sistemi impiantistici ad alta efficienza energetica, prodotti per l’edilizia altamente performanti ed eco-efficienti. I benefici derivanti dal raggiungi­mento di tali obiettivi primari sono molteplici e non solo di natura ambientale; tra questi, la creazione di nuove opportunità lavorative, l’uscita dalla crisi economica e il rilancio del settore delle costruzioni. Il Governo britannico, nell’ambito del quadro programmatico degli obiettivi di medio-lungo termine ema­nati all’interno del Climate Change Act del 2008, punta a ridurre in maniera vincolante del 34% le emissioni di gas serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, e del 50% entro il 2025, obiettivo intermedio che servirà a raggiungere una riduzione del 60% nel 2030 e dell'80% entro il 2050. Sebbene vi siano alcune perplessità in merito alla possibilità di raggiungere tali obiettivi, il Ministro per l'Energia e i Cambiamenti Climatici ha confermato l'impegno del Governo a trasformare in legge le raccomandazioni contenute nel quarto Carbon Budget stilato dal Committee on Climate Change, Comitato tecnico indipendente a cui dal 2008 è affidata la pianificazione delle strategie per il taglio delle emissioni nazionali di CO2, tenendo conto dello sviluppo tecnologico attuale e futuro, nonché della necessità di implementare i tagli secondo un'attenta analisi costi-benefici. Nella revisione periodica sullo sviluppo delle energie rinnovabili, tale Organismo ha previsto che nel 2030 le fonti rinnovabili coprano il 30% del fabbisogno nazionale, da una base attuale del 3%, non escludendo possibilità di incremento fino al 45%. Un’interessante iniziativa che punta al raggiungimento degli obiettivi strategici delineati è la politica tecni­ca del Green Deal, tesa all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio residenziale britannico, il cui lancio è previsto nell’autunno del 2012. Il programma prevede che siano le stesse utility a farsi carico degli interventi, recuperando i costi sostenuti direttamente dal risparmio economico derivante dai ridotti consu­mi energetici delle abitazioni servite. Tale sistema di incentivazione no-cash, ossia senza costi per gli abitanti né per lo Stato, consente di non disperdere risorse economiche in azioni non coerenti rispetto ai principi del Green Deal, stimolando al contempo le economie locali e generando un cospicuo volume potenziale di investimenti privati (pari a circa sette miliardi di sterline all'anno). Nell’ambito delle numerose iniziative intraprese a livello nazionale e locale, nel marzo del 2009 il Techno­logy Strategy Board, Ente pubblico promotore dell’innovazione tecnologica in tutto il Regno Unito, ha lanciato un’iniziativa da 17 milioni di sterline, chiamata Retrofit for the Future. Obiettivo del programma, primo nel suo genere, è dimostrare che i futuri obiettivi di riduzione di CO2 possono essere raggiunti attraverso l’implementazione di interventi di retrofit tecnologico su un’ampia varietà di tipologie edilizie appartenenti allo stock abitativo presente su tutto il territorio britannico, adottando tecnologie innovative, testando le performance energetiche degli edifici riqualificati, e puntando poi alla condivisione dei risultati raggiunti. Sebbene il programma sia inizialmente focalizzato sul settore del social housing, l’intenzione è di sviluppare un know how per intervenire, in risposta alla sfida lanciata dal Green Deal, su circa l’80% dello stock abitativo del Regno Unito; gli interventi di retrofit attuati sull’edilizia sociale, fungendo da prototipi in termini d’innovazione tecnologica, rendimento energetico e contenimento di gas serra, forniscono utili linee guida e indirizzi per il trasferimento di conoscenze e prassi operative destinate alla riqualificazione energetica e tecnologica del costruito, assicurando così che gli interventi di retrofit futuri possano inserirsi in una logica di miglioramento continuo, adottando scelte avanzate ed economicamente contenute. Il programma risulta suddiviso in due fasi. In fase iniziale, ai candidati è stato richiesto di sviluppare soluzioni di retrofit tecnologico per l’intera abitazione, con il duplice obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e mi­gliorare le performance energetiche dell’edificio, adottando un approccio sistemico di tipo Whole House; sono stati presentati circa 200 studi di fattibilità da associazioni (housing associations), studi di proget­tazione, imprese edili e Consigli Locali, ai quali è stata destinata una somma di £20,000 a progetto. Nella seconda fase, solo ottantasei delle proposte presentate hanno avuto accesso ad ulteriori finanziamenti, con una media di £.142.000 a progetto destinati all’implementazione degli interventi di retrofit previsti. Tali interventi sono stati pubblicizzati attraverso un database (LEB, Low Energy Building Database) destinato a raccogliere tutti i dati significativi relativi ai progetti realizzati, quali le caratteristiche degli immobili, le per­formance energetiche delle abitazioni riqualificate prima e dopo gli interventi migliorativi e i feedback sui consumi monitorati ed effettivamente registrati in fase d’uso, valutati su un periodo di almeno due anni. Un ulteriore, importante, punto di svolta nella formulazione di azioni strategiche destinate alla riqualifica­zione del patrimonio esistente è il National Refurbishment Centre, nato nel 2010 su iniziativa congiunta del BRE Trust e dell’Energy Saving Trust e supportato da numerosi partner provenienti dal mondo della ricerca, dell’industria, della progettazione e dell’imprenditoria. L’iniziativa, il cui manifesto programmatico è titolato “Rethinking refurbishment”, prevede la creazione di un portale di circa 500 casi esemplari di retrofit edilizio da cui estrapolare i dati e le conoscenze necessari a diffondere le modalità operative d’intervento sugli edifici esistenti ed a fornire, dunque, uno strumento tecnico-conoscitivo di supporto alle decisioni. Gli approcci metodologico-operativi delineati, entrambi di tipo evidence-based, in accordo con l’Industria e il Governo aiuteranno nei prossimi anni il settore delle costruzioni a formulare e divulgare buone pratiche sulla riqualificazione sostenibile del patrimonio edilizio esistente su scala nazionale, stabilendo in maniera univoca i nuovi benchmark qualitativi di riferimento. Di Carolina Girardi
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