La consapevolezza energetica: progettista ed impiantista

Modulo: Quali sono stati, a suo avviso, i fattori di innovazione più significativi nel settore impiantistico?
Marco Filippi: In questo ultimo decennio l’innovazione che ritengo più significativa non è un’innovazione di prodotto, bensì un’innovazione di processo: la progressiva “ibridazione” del processo di progettazione dell’architettura. Tale processo sembra essersi finalmente evoluto, passando da una progettazione per sovrapposizione di competenze (edilizie e impiantistiche) a una progettazione per integrazione di competenze, dove architetti e specialisti collaborano fin dall’inizio nel dare corpo ad una comune intenzione progettuale. Oggi i processi di progettazione più qualificati, quelli che vengono pubblicati sulle riviste di architettura a firma di famosi architetti, sono proprio quelli caratterizzati da una più significativa e felice compenetrazione tra aspetti compositivi ed aspetti tecnologici, questi ultimi riferibili alla scienza dei materiali, all’ingegneria strutturale, alla fisica dell’edificio, all’ingegneria impiantistica. Forse si potrebbe affermare che stiamo assistendo ad una rinascita dell’ “architettura organica”. Oggi i team di progettazione delle grandi opere, spontaneamente o su richiesta della committenza, sono costituiti da architetti e da specialisti delle varie discipline e l’integrazione tra culture e apparati disciplinari diversi è assai frequente.
In tale contesto riescono a svilupparsi con successo anche le riflessioni inerenti la costruzione sostenibile in quanto la sostenibilità non è che il frutto di un processo pienamente consapevole e, per ciò stesso, integrato e multisciplinare. 

Modulo: Come ritiene di essere intervenuto nel cambiamento, in quale misura e secondo quali modalità di averlo influenzato?
Marco Filippi: Nella scuola di architettura, nella professione di progettista di impianti, nella guida dell’Aicarr (l’associazione tecnica che riunisce in Italia gli studiosi, i progettisti ed i costruttori di impianti) e, più recentemente, nell’esercizio della mia attività di consulente sia di amministrazioni pubbliche sia di gruppi di progettazione, ho sempre puntato sul dialogo interdisciplinare e ho sempre cercato di fornire gli uni e agli altri attori del processo progettuale gli strumenti per esercitare tale dialogo.
Agli architetti ho cercato di fornire gli strumenti culturali utili per comprendere le tecnologie nei loro aspetti funzionali, ho insegnato a valutare l’impatto che tali tecnologie hanno in termini di uso delle risorse e di inquinamento ambientale, ho indicato i metodi per stimare rigorosamente i costi e i benefici delle decisioni che essi andavano ad assumere. Ai progettisti di impianti ho cercato di insegnare a partecipare attivamente al processo progettuale, condividendo le intenzioni e, conseguentemente, orientando le stesse scelte architettoniche. In particolare, giudicando un progetto in relazione all’esistenza o meno di una “giustificazione”delle scelte tecnologiche compiute, ho attraversato con tutte le mie forze le “mode tecnologiche”, cioè il trasferimento da un progetto all’altro di soluzioni tecnologiche certo attraenti, ma non frutto di una condivisione di intenti tra architetto e progettista di impianti. 

Pubblicato su Modulo 303/2004

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