Focus: CULTURA

Il cinema della Fondazione Prada a Milano

La nuova sede di Milano della Fondazione Prada, progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico. Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento. Nel progetto di OMA coesistono quindi due dimensioni: l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione. Situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2. La Torre sarà aperta al pubblico in una fase successiva. 
Come sostiene Rem Koolhaas: “Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Queste due dimensioni coesistono, pur rimanendo distinte, e si confrontano reciprocamente in un processo di continua interazione, quasi fossero frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita, in cui un elemento prevale sugli altri. Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione. Introducendo numerose variabili spaziali, la complessità del progetto architettonico contribuisce allo sviluppo di una programmazione culturale aperta e in costante evoluzione, nella quale sia l’arte che l’architettura trarranno beneficio dalle loro reciproche sfide”. 

Ne parliamo in un'intervista a Federico Pompignoli, project leader di OMA per la Fondazione Prada a Milano

MODULO: Come nasce l’idea di un cinema-auditorium nel centro della Fondazione Prada? 
Federico Pompignoli: All’inizio del progetto Prada ci aveva chiesto di far sì che un edificio fosse destinato, dal punto di vista del programma, a cinema, in quanto la Fondazione possiede una collezione molto bella di pellicole originali in 35 mm. La richiesta era proprio quella di far sì che all’interno di questa sorta di cittadella dell’arte ci fosse anche un edificio che avesse come funzione principale quella di cinema. Avevamo deciso di posizionarlo dove lo vediamo ora, cioè in un edificio esistente, in quanto fra tutti era quello che secondo noi meglio si confaceva a questa funzione. Durante i lavori, però, l’edificio esistente è collassato. Abbiamo quindi deciso di ricostruirlo mantenendo le stesse proporzioni e dimensioni e in parte anche la stessa tipologia di finitura e caratteristiche esterne. Nella Fondazione Prada sono presenti edifici nuovi, edifici esistenti e anche una sorta di falso storico. Il concept di questo progetto è stato guidato fondamentalmente dal programma funzionale e non da aspetti estetici; l’edificio esistente funzionava perfettamente ed era nella posizione giusta, secondo noi, per ospitare quella funzione, quindi non c’era motivo di aggiungere né di togliere qualcosa rispetto all’originale crollato. Per noi è una sorta di dimostrazione del fatto che l’esistente era perfettamente coerente con il programma funzionale. 

MODULO: Questa coerenza degli edifici rispetto al programma si riflette anche nella loro posizione? Come si relazionano gli edifici tra loro e con gli spazi pubblici? 
FP: L’importanza dell’edificio del cinema è dovuta anche alla relazione che instaura con la galleria espositiva del podium e con lo spazio aperto. Non a caso nel disegnare l’edificio del podium abbiamo mantenuto uno spazio aperto più largo tra i due blocchi, che assume una configurazione simile ad una piazza, rispetto agli altri spazi in sequenza, che assomigliano molto di più a dei passaggi. Lo spazio aperto è fondamentale in questo progetto, perché non tutti gli edifici sono fisicamente collegati tra loro, quindi da un punto di vista prettamente museale questi spazi consentono infinite possibilità di connessione rispetto ai musei tradizionali, dove la sequenza di solito è composta da bar – foyer – biglietteria – percorso museale – ritorno all’ingresso. La Fondazione Prada è un caso particolare di museo, in cui le connessioni tra i vari spazi espositivi passano necessariamente attraverso gli spazi aperti. Lo spazio aperto diventa a sua volta luogo espositivo al pari di qualsiasi altra galleria, ed è per questo che noi lo consideriamo un luogo da programmare come spazio espositivo a tutti gli effetti. 

MODULO: Di conseguenza gli edifici si aprono sullo spazio aperto, esatto? 
FP: Si, considerare lo spazio aperto come spazio espositivo ha comportato l’aggiunta di una componente meccanica agli edifici sotto forma di “by folding doors”, cioè grandi aperture di 10 metri di lunghezza per 5 di altezza. Sul ciascun lato lungo del cinema sono presenti 3 portoni identici di queste dimensioni, che permettono di mettere in comunicazione l’interno con l’esterno. Il cinema, grazie a questa componente meccanica, si trasforma. Più che un cinema possiamo definirlo un transformer dal punto di vista architettonico.

Foto: courtesy of OMA
L'intervista integrale su Modulo 406/2017
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