Costruire sostenibile e città ecologica

I dati sugli impatti ambientali del costruire (consumi, risparmio, quantità edilizie) sono contrassegnati da ambiguità ed eccesso di semplificazione. Per valutare il peso delle costruzioni sull’ambiente si è in presenza di dati (economici, energetici, delle emissioni climalteranti, insediativi e dei trasporti) spesso troppo focalizzati, frammentati, poco integrati e mal confrontati con altri troppo generici o troppo aggregati, come nel caso dei consumi energetici genericamente fissati nei paesi industrializzati al 40% dei consumi energetici totali. I dati del settore civile – residenza più terziario – non vengono debitamente disaggregati per condizioni di esercizio differenziate, mentre la domanda e le prestazioni energetiche andrebbero ben distinte tra differenti contesti europei e, nel nostro paese, tra regioni meridionali e centro-nord. Tali presupposti individuano il rischio di percorsi analitico progettuali e valutazioni viziati da dati non mirati agli obiettivi da raggiungere. Sarebbe utile indagare ambiti quali i modelli di città ecologica e le innovazioni nel  campo del progetto e del costruire sostenibile. Per la ricerca su nuovi e sostenibili modelli di città ecologica emerge la necessità di ribaltare la pratica insediativa della dispersione urbana, verificatasi negli ultimi decenni e determinata dallo spreco di ampie parti di territorio, attraverso la proposta di insediamenti concentrati e densi contrapposti alle teorie del discontinuo e del frammentario. Obiettivo principale della città ecologica è di determinare un rapporto inversamente proporzionale tra concentrazione urbana e consumi di energia con filiere a “km 0” e il ricorso alle potenzialità locali per le fonti energetiche rinnovabili, per i prodotti da costruzione, per la professionalità. Un ruolo propulsore potrà essere rappresentato da azioni di retrofit tecnologico, che si caratterizzano per l’utilizzo di tecnologie innovative finalizzare a contrastare il decadimento prestazionale o all’introduzione di prestazioni non possedute originariamente dagli edifici. Il retrofit va inteso come best practice tecnologica e come procedura di valore urbano e sociale non solo di risposta all’adeguamento alle nuove normative nazionali ed europee. All’interno degli interventi di retrofit, la logica prefigura interventi di addizione volumetrico-spaziale o superficiale-bisomensionale, con il passaggio da un concetto di densità urbana a quello di intensità urbana. La manutenzione degli edifici assume un ruolo strategico, poiché rappresenta il mezzo fondamentale per il perseguimento della qualità, dell’affidabilità e della sicurezza nonché della durata dei sistemi edilizi.
L’innovativo concetto di “smart energy city” rappresenta l’estensione del concetto di smart grid che convenzionalmente è legato al solo ambito elettrico e che si estende verso altri tipi di vettori energetici e che trova una sua efficace applicazione in città compatte, con un alto livello di mix funzionale, con un’attenzione per il sistema di mobilità e percorrenza dei suoi spazi, basandosi su strategie bioclimatiche per la forma urbana e per gli edifici. L’innovazione di prodotto assorbe margini di variabilità e di combinazione tra materiali ed elementi tecnici, in modo che il prodotto non sia più concepito in relazione ad un ampio campo di applicazione ma con riferimento a definiti pacchetti di prestazioni. Gli studi sulla embolie Energy dei prodotti richiedono la messa a punto di strumenti in grado di fornire indicazioni sulla quantità di energia incorporata e sulla loro compatibilità ambientale, permettendo agli operatori del processo edilizio di effettuare consapevolmente scelte sostenibili.

Autore: Valeria D'Ambrosio
Pubblicato su Modulo 368/2011
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