Coperture a grandi luci: produttori e imprese

Modulo: In termini generali, in coperture complesse, il progetto architettonico e strutturale deve tener conto della molteplicità dei produttori ciascuno dei quali deve produrre con determinate specifiche di prestazione, compatibilità, poi l’assemblaggio deve essere rigorosamente codificato ecc. Come si gestisce, oggi e in Italia, questo processo? Esistono imprese specializzate che offrono una specie di “chiavi in mano”?
Odine Mafredoni: Esistono grosse aziende che offrono una sorta di chiavi in mano per le strutture di dimensioni importanti; queste aziende basano solitamente il proprio lavoro sull’opera di fornitori abituali, con cui hanno rapporti che si sono consolidati nel tempo, che conoscono i metodi di produzione dei pezzi speciali e le esigenze dell’azienda e lavorano in sinergia con essa per fornire un prodotto valido e funzionante. In questo caso è l’azienda che si relaziona con tutti i fornitori e non il progettista, che ha come unico interlocutore l’azienda con una notevole esemplificazione dei rapporti, delle responsabilità e dei tempi. Le aziende che si occupano di un servizio completo sono però pochissime in Italia e nella maggioranza dei casi è necessario relazionarsi con molti interlocutori a diversi livelli. Per questo motivo l’attuale contesto impone al progettista d sviluppare soluzioni semplici la cui realizzazione ed il cui monitoraggio siano agevolati; non è purtroppo caso isolato quello in cui una struttura venga addirittura montata al contrario per noncuranza dei disegni o anche per incapacità di saperli leggere adeguatamente. Le scelte e le decisioni estemporanee in cantiere dovrebbero essere estremamente limitate perché non si può più fare affidamento sulle competenze delle maestranze e questo soprattutto per l’eterogeneità della loro provenienza e della loro estrazione culturale. Per tale motivo la decifrabilità dei disegni esecutivi e di monitoraggio dovrebbe essere estremamente semplice e questo comporta un onere ed una responsabilità dei progetti inusuali per le abitudini consolidate progettuali del nostro paese, cosa certamente non vera per altri territori come quelli anglosassoni.
Oltretutto l’attività di progetto è sempre meno riconosciuta e contabilizzata dai committenti che identificano sempre di più tale attività con il prodotto finale che commissionano, vale a dire acquistando il manufatto tendono ad incorporare in esso anche l’onere ed il costo della progettazione come se questa fosse un semplice atto dovuto di tipo amministrativo, disconoscendo di fatto l’importanza che riveste il ruolo del progettista nell’essere prima di tutto consulente responsabile del committente nell’identificare e nel progettare l’opera da lui richiesta a prescindere da chi sarà poi chiamato a realizzarla.
 
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