Focus: INVOLUCRO
Pubblicato il 20 luglio 2004

(formazione) La "macchina tetto”

Modulo: Basandosi sul suo vissuto personale, quali sono stati i motori (non specificamente tecnici) e i momenti del cambiamento?
Giovanni Zannoni: Probabilmente come in altri settori la crisi energetica degli anni sessanta ha giocato un ruolo non secondario nel sollecitare la ricerca di nuovi sistemi e prodotti destinati alla realizzazione di coperture a falde. Se all’inizio l’attenzione era prevalentemente incentrata sui materiali termoisolanti, in seguito si è cominciato ad intuire gli altri importanti contributi al benessere, e di conseguenza al controllo energetico, di questo elemento tecnico, sia nella sua costituzione globale che nei singoli elementi e strati. La maggiore attenzione nei confronti dell’inquinamento, della rinnovabilità e delle risorse, dell’ambiente e degli altri temi legati alla cosiddetta bioarchitettura hanno evidenziato l’importanza del “sistema involucro” nelle costruzioni, sistema nel quale la copertura ha un ruolo fondamentale semplicemente per la sua posizione: captatore privilegiato, nel bene e nel male, dell’energia fornita dalla maggiore fonte energetica esistente al mondo: il sole. E la copertura, da semplice riparo dagli agenti atmosferici, ha cominciato a trasformarsi in dissipatore di energia oppure captatore di energia per uso proprio, con lo sviluppo, prima, di pannelli solari prevalentemente finalizzati al preriscaldamento di acqua igienico sanitaria, poi di pannelli fotovoltaici di cui ai recenti finanziamenti del ministero dell’ambiente, infine come produttore di energia per conto terzi.
Anche una certa modifica delle pratiche abitative e la ricerca di una migliore qualità ambientale ha probabilmente contribuito a innovare i sistemi di copertura. Se una volta il volume sottotetto era semplicemente un ripostiglio, uno sgombra roba inabitabile ma anche un polmone che fungeva da filtro con i volumi abitati, la scoperta di questo luogo particolare nel quale la rigida scatola cubica delle stanze usuali si spezzava in piani diagonali e finestre inclinate ha portato ad una diversa comprensione e dignità di questo ambiente, privilegiato anche dal punto di vista panoramico. Certamente il passaggio dal piano nobile al sottotetto ha costretto ad una radicale modifica delle frontiere tecniche e del pacchetto di copertura in particolare. Per esempio il dover considerare il fattore vapore che prima era quasi ignorato. All’inizio si sono inventati prodotti che lo contenessero impedendogli ogni trasmigrazione, ora il concetto si è ribaltato con le nuove membrane impermeabili e traspiranti. E’ quasi un ribaltamento continuo mano a mano che la ricerca fornisce nuove informazioni nel continuo dualismo tra risparmio economico e qualità ambientale.
Un altro aspetto che ha mosso dei cambiamenti, abbastanza comune anche ad altre aree, è probabilmente quello legato alla sempre maggiore carenza di mano d’opera capace di quei virtuosismi che una volta erano molto frequenti nei cantieri edili. Una manovalanza meno esperta necessita di prodotti più facili da posare ma con analoghe prestazioni rispetto a quello tradizionali e soprattutto con criteri di impiego che limitino gli errori. Sono molti in copertura i prodotti a prova di operaio incapace. 

Modulo: Come ritiene di essere intervenuto nel cambiamento, in quale misura e secondo quali modalità averlo influenzato?
Giovanni Zannoni: Principalmente dal dopoguerra, ma in parte anche prima, in molte regioni era diffusa l’abitudine di fissare gli elementi del manto impermeabile (tegole, coppi, etc..) alla struttura di supporto allettandoli su malta fresca. Si trattava di una pratica errata ancora largamente adottata che causa varie patologie agli elementi di tenuta e all’intera copertura in quanto impedisce una sia pur minima circolazione d’aria nel sottomanto. Indagando questo aspetto funzionale abbiamo, con altri colleghi, recuperato e aggiornato altre tecniche costruttive che favorivano questa circolazione e sviluppato nuovi prodotti in grado di aumentare la qualità d’aria circostante, e quindi i benefici, semplificando e velocizzando la posa in opera del pacchetto. Abbiamo “inventato” diversi prodotti, uno di questi sviluppato all’interno del Finalizzato Energia del CNR, e depositato tre brevetti di sistemi ventilanti che erano anche, in certi casi, abbinati sinergicamente a strati termoisolanti in modo da ottenere benefici in regime estivo e invernale. Non siamo stati i primi e tantomeno gli unici ma i nostri prodotti hanno alcuni aspetti che mi sembrano migliorativi rispetto al mercato. Al momento stiamo progettando sistemi analoghi ma cercando di lavorare anche sulla massa dell’elemento per accentuare i benefici in regime estivo dato che i consumi energetici estivi stanno pericolosamente aumentando. Si tratta di un sistema per coperture a falde piane e anche curve che ingloba, in un unico elemento, manto impermeabile in rame, strato di ventilazione, elemento termoisolante in polistirene a bassa inerzia e strato termoisolante in fibra di legno a inerzia elevata con eventuale membrana impermeabile traspirante. L’aspetto interessante sono gli incastri predisposti, che semplificano molto la messa in opera, e l’immagine finale pare piuttosto interessante.
Sul fronte della semplificazione della posa abbiamo collaborato a due prodotti/tegola, uno di questi già brevettato, che consentono una sovrapposizione variabile di modelli originariamente nati con incastri obbligati. L’utilizzo su falde di lunghezza sempre diversa e mai modulare con il passo delle tegole oppure in interventi di recupero su listellature esistenti è abbastanza evidente.

Modulo: Come il cambiamento in oggetto ha influenzato il comparto dell’edilizia nella sua globalità, in che tempi e con quali esiti?
Giovanni Zannoni: Direi che il cambiamento è abbastanza recente e per certi versi in corso. Da una parte si stanno sempre più sviluppando tecniche e tecnologie basate sulla climatizzazione passiva, vedi le facciate ventilate, i camini solari, ecc., dall’altra siamo appena agli inizi lungo la strada del fotovoltaico. Quando la ricerca sull’efficienza del silicio amorfo (ora si usa prevalentemente quello policristallino che è più costoso) raggiungerà una resa attorno al sette, otto per cento penso che ci sarà un grosso sviluppo di questi sistemi. L’influenza nel settore delle costruzioni è abbastanza evidente soprattutto nelle parti “a vista”: facciate con rivestimenti ventilanti in ceramica, in materiali compositi, in metallo, brise-soleil filtranti e ventilati in legno, in laterizio, facciate energetiche con rivestimenti fotovoltaici sono ormai architettura corrente. Il tetto si vede un po’ meno ma non è da meno. Meno evidenti ma frutto di ricerche altrettanto complesse sono le innovazioni sul versante della traspirabilità; progettare e realizzare una membrana impermeabile all’acqua ma traspirante al vapore a costi contenuti è un’operazione da multinazionale e ormai, anche se non si vedono, la maggior parte delle coperture presenta questo strato sottomanto.
Meno evidenti, anzi volutamente celate, sono le innovazioni legate alla realizzazione di manti di copertura dall’immagine tradizionale ma realizzate con prodotti più funzionali, semplici da posare e più affidabili. Alcuni di questi, per esempio, consentono la realizzazione di un manto di copertura praticamente in coppi monostrato con una velocità di posa molto maggiore e una difficoltà di messa in opera notevolmente ridotta.

Modulo: Qual è stato il paradigma, l’icona, il fatto o il periodo più significativo, con cui caratterizzerebbe il settore?
Giovanni Zannoni: Si tratta di un’innovazione silenziosa, diffusa, poco appariscente. Forse a qualcuno potrà aver dato da pensare quando, più o meno all’inizio degli anni ’90, nelle maggiori fiere europee sono comparsi per le coperture numerosi prodotti isolanti e micro ventilanti proposti da vari produttori: alcuni buoni, alcuni discreti. 

Pubblicato su Modulo 303/2004